Terremoto, l’allarme dei geologi: “Si fa prevenzione solo dopo le tragedie”

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In una conferenza stampa a Campobasso il presidente nazionale dell’Ordine Francesco Peduto e il presidente regionale Giancarlo De Lisio hanno invitato a fare prevenzione, partendo già dalle scuole. E a costruire edifici antisismici, in grado di resistere alle scosse. Appena 4, tra Regione e Provincia di Campobasso, i professionisti impegnati nella pubblica amministrazione in tutta la regione



CAMPOBASSO. In Italia si parla di prevenzione solo dopo le tragedie. Negli ultimi giorni è avvenuto tre volte: dopo il crollo del Ponte Morandi, con il terremoto del Molise e con l’alluvione del Pollino. Lo hanno detto i geologi del Molise, in una conferenza stampa organizzata dall’Ordine regionale oggi a Campobasso, nella sala consiliare della Provincia, alla presenza del presidente nazionale Francesco Peduto.

“In un territorio come l’Italia – ha detto Peduto - geologicamente giovane, di conseguenza a rischio terremoti e con oltre 530mila frane, il 70% di tutte quelle presenti in Europa, non si può non fare prevenzione. Abbiamo una Protezione civile che funziona in maniera encomiabile, ma non si fa nulla per prevenire i disastri, mettere in sicurezza il territorio, contenere i danni e cercare di salvare vite umane. Viviamo in un Paese - ha rimarcato ancora – dove durante un terremoto muoiono, per comportamenti errati, tra il 20 e il 50% delle vittime. Non è possibile che non si riesca a insegnare, già a partire dalla scuole, cosa fare in caso di sisma”.

“Sono cose – ha concluso Peduto – che dovrebbero essere sempre al centro dell’agenda del Governo, dopo ogni tragedia sentiamo promesse non mantenute appena cala l’attenzione mediatica, perché la prevenzione non porta voti e non porta consensi. L'Italia ha già pagato un tributo altissimo in termine di vittime e danni economici. Come abbiamo fatto in passato torniamo a chiedere al Governo Conte scelte chiare e precise, per evitare di ripetere le stesse cose dopo ogni tragedia”

“Noi geologi siamo sempre chiamati il giorno dopo l’evento calamitoso – ha rincarato la dose il presidente regionale dell’Ordine Giancarlo De Lisio – invece vorremmo essere chiamati prima, quando si va a progettare un’opera pubblica o un’abitazione. Se si costruisce un viadotto su un’area interessata da frane già si parte in maniera svantaggiata. Lo stesso se si costruisce una casa. Bisogna prestare attenzione al sottosuolo e alla risposta sismica locale, sapere che esistono terreni in grado di amplificare l’onda sismica più di altri. Un lavoro da fare in origine, per dare supporto ai progettisti”.

“E’ il paradosso dell'Italia e del Molise parlare di emergenza con un terremoto di magnitudo 5.2 – ha rilanciato Domenico Angelone, tesoriere del Consiglio nazionale dei Geologi e past president dell’Ordine dei Geologi della Regione Molise – Era già successo a San Giuliano di Puglia e ad Amatrice. Dobbiamo andare alla causa dei problemi, non intervenire dopo. Se c’è una frana noi vogliamo che in quel territorio non si costruisca, non che si faccia un muro di contenimento per realizzare una casa o una scuola, anche con tecniche ingegneristiche all’avanguardia”.

"Noi non siamo bravi a fare prevenzione quanto siamo bravi a fare Protezione civile, per la quale abbiamo una grandissima esperienza, imparata sul campo. Prevenzione non vuol dire avere tre geologi alla Regione Molise e uno soltanto alla Provincia di Campobasso, in un territorio che ha il 100 per cento di paesi a rischio idrogeologico. E dove abbiamo geometri che istruiscono pratiche geologiche, che non hanno il titolo ma che sono diventati bravissimi geologi. Questo è il problema del Molise e dell’Italia. La rivoluzione culturale a questo punto, può solo partire dal basso. E dalle scuole”.

"Abbiamo istituito una task force di un centinaio di geologi che insegnano nelle scuole”, ha affermato in proposito il presidente dell’Ordine della Campania Egidio Grasso. Secondo il quale è necessario rendere i cittadini consapevoli del rischi, com’è avvenuto con l’alluvione del Pollino. "Faccio un esempio banale - ha dichiarato Grasso - se sono consapevole di avere una macchina con i freni rotti non mi metto in viaggio e, se lo faccio, controllo se almeno il freno a mano è efficiente. Pensiamo alla frana sulla scogliera in Campania. Se vedo una scogliera a strapiombo, anche se non c'è il cartello sto attento e mi metto a distanza dalla parete verticale. Anche questo è necessario”.

Carmen Sepede

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