Niente quote ‘azzurre’ nella Commissione Pari opportunità: chiesta la revisione della legge

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L’appello della Consigliera regionale di Parità Giuseppina Cennamo e della presidente di ‘Liberaluna’ Maria Grazia La Selva, a rivedere la Legge regionale 23, garantendo anche la presenza di uomini nell’organismo. Sollevato il tema del contrasto con l’articolo 3 della Costituzione


CAMPOBASSO. Niente quote ‘azzurre’ nella Commissione pari opportunità, nella quale dovrebbero essere elette 14 donne e nessun uomo. La Consigliera regionale di parità Giuseppina Cennamo definisce in contrasto con l’articolo 3 della Costuzione la metodologia dell’elezione dei componenti da parte del Consiglio regionale, prevista dalla Legge regionale 23, del 13 aprile 2000. Con la manifestazione di interesse contenuta nell’avviso pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione Molise, del 1° agosto scorso.

Troppo elevato e non necessario, ha aggiunto Cennamo, anche il numero dei componenti dell’organismo, da aggiungere appunto alla Consigliera di parità. Da qui la nota che Giuseppina Cennamo ha inviato al presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone e ai consiglieri, a modificare e integrare con urgenza la legge, “per non procrastinare ulteriormente la violazione del principio costituzionale”.

Una posizione già espressa da Maria Grazia La Selva, presidente dell’associazione ‘Liberaluna’, che si era appellata al governatore Donato Toma, al presidente Micone e ai consiglieri, oltre che alle Consigliere di parità della Regione e delle due Province, invitate a unirsi alla richiesta di sospensione della manifestazione d’interesse, per garantire anche la presenza di uomini in Commissione.

“Quando si parla di pari opportunità – ha precisato La Selva - si pensa che sia un argomento di interesse esclusivamente femminile, ma non è così. Le pari opportunità sono un principio giuridico, inteso come l'assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale o politico”.

“Chi quotidianamente è impegnato ad abbattere le barriere sessiste, non può non auspicare una riforma della legge 23/2000, che potrebbe far sì che il Molise diventi la prima Regione a dare a livello nazionale un esempio innovativo, di concretizzazione del diritto antidiscriminatorio. E di attuazione delle direttive del Parlamento e Consiglio Ue, che chiedono agli Stati membri di impegnarsi a promuovere una rappresentanza equilibrata delle donne e degli uomini, riconoscendo pubblicamente che una equa ripartizione del potere decisionale tra donne e uomini di diversa cultura ed età, rafforza e arricchisce la democrazia".

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