A Palazzo San Giorgio la mozione sulle dipendenze: Durante e Di Bartolomeo scuotono l’assise

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Banchi semivuoti anche di fronte ad una emergenza che ha numeri da brivido: i due consiglieri, da prospettive diverse, rompono il muro dell’omertà


CAMPOBASSO. Consiglio comunale in riunione questa mattina per affrontare la mozione dei consiglieri di opposizione Tramontano, Fasolino e Cancellario inerente “le azioni di contrasto al dilagare delle tossicodipendenze”.

L’onda d’urto scatenata dalla diffusione dei dati di un fenomeno che, nel capoluogo, ormai ha raggiunto e superato abbondantemente la soglia d’allarme arriva a Palazzo San Giorgio ma senza particolari scossoni. Solo fino a quando non prendono la parola il consigliere, ex senatore ed ex sindaco, Luigi Di Bartolomeo e il presidente del Consiglio comunale Michele Durante.

Due generazioni, due storie diverse, raccontate questa mattina in un’aula come al solito semivuota. Forse, nello spazio riservato al pubblico, avrebbero dovuto trovare posto i rappresentanti del mondo della scuola, di altre Istituzioni, delle Forze dell’ordine e della Magistratura. Un’altra occasione persa, che avrebbe di certo dato più forza all’ennesima presa d’atto di una verità che ormai appare evidente. Non siamo un’isola felice. Non è di certo la prima volta che un’assise consiliare affronta il tema. Non è di certo una novità sapere che l’uso di stupefacenti coinvolge larghe fasce della comunità cittadina, dagli adolescenti alle prese con gli spinelli agli assuntori di droghe sintetiche, cocaina, eroina. I consiglieri, naturalmente senza distinzioni di appartenenza, sono concordi nel dire che bisogna fare di più. Ma il coltello nelle piaga lo affondano Di Bartolomeo e Durante, che raccontano le loro storie vere, senza filtri.

“Ognuno può riempirsi la bocca oggi ma io, per la droga, ho perso un figlio”. Schietto come sempre, Gino Di Bartolomeo rompe subito gli schemi del galateo istituzionale. “Questa è una storia antica, non si può fare propaganda su questi drammi. Bisogna intervenire sulle famiglie, aiutare quelle dove il problema è radicato. Facciamo un provvedimento con le palle” chiede all’aula che è catturata dal suo racconto. Quando era senatore, cercò di far passare un provvedimento che avrebbe evitato lo sfratto alle famiglie che avevano, al loro interno, persone con problemi di dipendenza. Non se ne fece nulla ma , da sindaco, concretizzò anche se in maniera diversa quello che era l’assunto del suo ragionamento: se aiutiamo le famiglie, aiutiamo anche i ragazzi a venirne fuori. Da questo ragionamento partirono le borse lavoro, un provvedimento in sinergia con il Sert, che coinvolgeva i ragazzi che erano in cura. “Non immaginate quante mamme mi chiedevano aiuto perché avevano paura che i loro ragazzi, in crisi di astinenza, avrebbero potuto fargli del male. Non sapete quante telefonate ho ricevuto, dalla Campobasso bene, di genitori che mi chiedevano aiuto”.

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