Comunali, De Bernardo: quattro anni spesi a risalire la corrente. Noi considerati un peso, non un valore aggiunto

Comunali, De Bernardo: quattro anni spesi a risalire la corrente. Noi considerati un peso, non un valore aggiunto

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Clima “sospeso” in Consiglio comunale, gli amministratori pronti a mollare Di Battista non parlano e rilanciano: senza di noi, vinceranno i 5 Stelle


CAMPOBASSO. L’aria che tira a Palazzo San Giorgio si capisce bene dai banchi semivuoti della maggioranza, da un palpabile nervosismo (come evidenziato anche ieri, a margine della seduta mattutina del Consiglio comunale), da un sostanziale disinteresse (certo, non di tutti) verso temi e argomenti.

Le elezioni di maggio sono più vicine di quanto si immagini e la maggioranza del sindaco Battista scricchiola. Una decina di amministratori sarebbero pronti al trasloco nelle fila del centrodestra; la ‘paura’ di non farcela con il centrosinistra, complice una situazione che a livello locale e nazionale è fin troppo evidente, vince anche su quelle che potrebbero essere le conseguenze di un cambio di schieramento.

Siamo tutti un po’ delusi dall’amministrazione Battista – dice a denti stretti uno dei consiglieri dati ormai fuori dalla maggioranza – perché si è fatto poco, si poteva e doveva essere più incisivi”. L’idea che passa al cronista è che nessuno crede che il centrodestra andrà fino in fondo con la strategia del ‘chiudere il recinto’. Troppi importanti, nel contesto locale, i voti che ognuno di loro riuscirebbe a spostare singolarmente, a prescindere dal partito/movimento/schieramento. “Senza di noi vincerà il Movimento 5 Stelle, non ci sarà partita. Fidati”, continua pensieroso.

Nessuno sembra voler scoprire le carte, al momento solo indiscrezioni quelle che raccontano di un corposo esodo dal centrosinistra al centrodestra, che coinvolgerebbe assessori in carica e consiglieri. Nessuno tranne uno. L’assessore in carica Francesco De Bernardo, eletto con la ‘vecchia’ Idv, quella dei Di Pietro per intenderci, non si sottrae alle domande. Il primo, e ad oggi l’unico, che parla senza nascondersi dietro ad un dito. Che esce allo scoperto, nel contesto di detto/non detto che regna sovrano a palazzo di città.

“Ho trascorso quattro anni a risalire la corrente - ci dice - perché ho respirato solo scarsa considerazione per la forza centrista che rappresento in un consesso a trazione Pd. Non siamo mai stati considerati come un valore aggiunto, ma un peso da dover tollerare in forza di un accordo elettorale”, ammette. “Al momento sto valutando se ricandidarmi o meno, l’esperienza vissuta mi ha insegnato che amministrare e fare politica diventano compiti difficili da portare avanti insieme. Mi spiego: il dramma vero e reale è non riuscire a mantenere fede all’impegno politico che hai preso con i cittadini, con quelli ai quali hai chiesto il sostegno e che si chiedono perché mai, avendo il ruolo e la possibilità di assumere decisioni, non lo fai. Ecco, questo vuol dire risalire la corrente, cercare di raggiungere l’obiettivo mentre tutti gli altri hanno un’altra direzione. I settori dei quali mi occupo sono sempre in coda, relegati in un angolino: se ci sono delle disponibilità finanziarie, quelle saranno appannaggio sempre di altri. Certo, le difficoltà economiche legate al trasferimento delle risorse, al loro reperimento, alle decisioni assunte a livello centrale si ripercuotono su tutti gli ambiti e ci sono delle priorità. Ma nemmeno si possono assumere decisioni che stridono fortemente con quello che la città reclama e non potrà avere. Ci sono servizi che mancano, che dovrebbero essere supportati con adeguati stanziamenti che poi dispiegano i loro effetti nel tempo. I provvedimenti a mio avviso dovrebbero avere un respiro lungo: non è un caso - conclude l'assessore - se ogni anno dobbiamo risolvere sempre le stesse questioni”.

 

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