Commissario ad acta, l'identikit del prescelto sul tavolo del ministro Grillo

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Antonio Federico racconta la giornata in cui il Movimento ha messo sotto scacco il governatore della Regione Molise e replica all’avvocato Oreste Scurti sull’affaire Fimmanò: "Una tesi campata in aria e smentita dai fatti". In primis, dall’idea di ‘rivisitare’ la convenzione con il Neuromed, che vale 12 milioni di euro


CAMPOBASSO. La giornata è ancora lunga, nonostante sia ormai quasi buio. “Stiamo votando, scusa, ti richiamo dopo”.

E così, tra una telefonata rifiutata e una ‘sussurrata’, Antonio Federico ‘racconta’ il giorno in cui il Movimento 5 Stelle ha messo sotto scacco il governatore Toma riuscendo – a meno di clamorosi colpi di scena – ad ‘evitare’ che il presidente della Regione sia, per il tempo necessario all'uscita del Molise dal Piano di rientro, il commissario ad acta per la Sanità.

“Oggi abbiamo eliminato il rischio che interessi privati nella sanità molisana possano continuare ad incidere nelle decisioni”, spiega, mentre il brusio dell’aula di Montecitorio ‘racconta’ la scenografia che lo circonda a chi è dall’altra parte del telefono.

“Per questo non riesco proprio a capire il senso delle dichiarazioni di Oreste Scurti – ammette, e lo immagini mentre lo dice, con l’espressione del viso un po’ perplessa -. Cioè, mi spiego: il professor Fimmanò ha una caratura di elevatissimo spessore, conosce il vicepremier Di Maio di persona. Non è un nome capitato per caso, ha un suo preciso percorso. Nella vita è un avvocato preparatissimo, ha difeso il Neuromed ma di qui a pensare che sia a favore della sanità privata ce ne corre…. E’ una tesi talmente campata in aria che poi oggi viene smentita dai fatti”.

Il video dell’avvocato isernino Oreste Scurti, sostenitore del Movimento 5 Stelle e candidato alla Regionali, è stato pubblicato su Facebook domenica e ha creato un ‘caso nel caso’: oltre al tenore delle dichiarazioni, nelle quali chiama in causa il parlamentare campobassano, è stato bloccato (clicca qui per leggere l'articolo). “Ma non da me, specifichiamolo – dice Antonio Federico – Lo avrà condiviso su talmente tante pagine che l’algoritmo lo ha considerato spamming. Lo fa Facebook, non io, ci mancherebbe”.

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