Non solo Riace: il 'modello Castel del Giudice' parla di integrazione

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Il professor Norberto Lombardi dice la sua sulla proposta di conferire la cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano: "abbiamo bisogno di simboli ma anche del consolidamento delle esperienze. Non c'è solo la Calabria, in Molise abbiamo un'esperienza altrettanto positiva". Quella del sindaco Lino Gentile.


CAMPOBASSO. E’ in un contesto di lento ma costante spopolamento che s’inserisce il tema che fa discutere, che crea dibattiti e spesso conflitti: la presenza degli immigrati e la loro ‘utilità’ (ci si passi il termine).

I dati sull’accoglienza e l’integrazione, contenuti nel Dossier statistico sull’immigrazione e elaborati dalla dottoressa Chiara Cancellario e dal professor Norberto Lombardi (Centro studi sulle migrazioni – Molise), raccontano di una regione in cui la gestione dei richiedenti asilo e dei rifugiati si conferma una priorità che coinvolge non solo le Prefetture e gli Enti locali ma anche una significativa fetta del Terzo settore, impegnato a ‘colmare un vuoto relativo alla creazione di consapevolezza tra i cittadini molisani sulla necessità della cosiddetta ‘buona accoglienza’ e quindi dell’inclusione”.  Negli ultimi anni si è manifestata una contraddizione evidente tra la diminuzione del numero delle strutture per l’accoglienza (avvenuta dopo una fase di forte crescita) e l’aumento della percezione critica del fenomeno che si è diffusa tra amministratori e comunità nonostante la propensione del territorio a prediligere una tipologia di accoglienza a minore impatto, basata sulla diffusione nei piccoli centri.

I dati sono stati oggetto di un lungo intervento dell’assessore regionale Luigi Mazzuto nel corso di un consiglio regionale dedicato al tema ma oggi, nel dossier immigrazione, vengono ulteriormente specificati: il 2017 è stato caratterizzato da un’alta percentuale di soggiornanti per motivi di asilo o umanitari (70%), percentuale fortemente in crescita rispetto all’anno precedente e al dato nazionale (18,1%). Nonostante questo dato, le strutture sono passate da 3.424 (rilevate al 1 dicembre 2016 di cui 498 negli Sprar) a 3.157 (al 1 dicembre 2017 di cui 619 nella rete Sprar). In Molise, quindi, le persone accolte sono diminuite di 267 unità (-7,8%).

L’andamento della presenza nelle diverse strutture rileva, quindi, l’interesse a prediligere modelli di accoglienza diffusa. In Molise mancano hotspot e centri di prima accoglienza, il sistema si basa su Cas e rete Sprar. Nei Cas le presenze risultano in calo nel 2017, nella rete Sprar invece, nel 2017, si è registrato un aumento delle persone accolte superiore al 24% e una crescita di posti disponibili pari al 14,7%. Una tendenza che secondo i redattori della parte regionale del dossier “anche se spesso alimentata dall’intenzione degli amministratori locali di ‘contrattare’ nuclei limitati di persone nel proprio territorio, è comunque positiva. Intanto per evitare i rischi di ghettizzazione e segregazione che l’accoglienza nei Cas spesso comporta, favorendo situazioni in cui è prioritaria l’attenzione alla qualità di vita dei migranti e richiedenti asilo, grazie a progettualità che possano sostenere l’inclusione che non sia soltanto socio culturale ma anche lavorativa, fondamentale per evitare fenomeni di devianza sociale e marginalità; in secondo luogo per favorire i rapporti di conoscenza e di immedesimazione con le piccole comunità locali del territorio molisano”.

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