Abolizione finanziamento ai giornali, i 5 Stelle insistono: lo diciamo dal 2008

Abolizione finanziamento ai giornali, i 5 Stelle insistono: lo diciamo dal 2008

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Il portavoce Andrea Greco prova a spiegarsi nel corso di una diretta Fb, Antonio Federico ammorbidisce i toni: aspettiamo la fase di confronto e di audizioni per definire i contorni della proposta. Le reazioni alle dichiarazioni del consigliere regionale del Movimento però sono tante e tutte ‘feroci’


CAMPOBASSO. La polemica è ormai servita e il caso mediatico è esploso. Il mondo politico e dell’informazione regionale reagisce, a muso duro, alle dichiarazioni del portavoce del Movimento 5 Stelle, Andrea Greco, sul tema dell’abolizione dei contributi pubblici ai giornali. Lui replica spiegando, in un video di 13 minuti e 43 secondi, la posizione del Movimento ma ormai le redazioni sono state già inondate di comunicati che stigmatizzano la sua ‘uscita’ di ieri.

L’argomento è di quelli scottanti, soprattutto se calato in una realtà come quella molisana. Dove la sopravvivenza delle testate giornalistiche è messa a dura prova da un mercato che ogni giorno perde pezzi. Siano essi lettori, spettatori, visitatori online, inserzionisti pubblicitari. Difficoltà che chi intende mettere mano ad una legge - per abolirla - dovrebbe conoscere bene, per non fare danni irreparabili. Tipo creare un nuovo esercito di disoccupati. Che sarebbe, qui in regione, di parecchie centinaia di persone, tra pubblicisti e professionisti, senza contare tutte le figure che ruotano intorno alla redazione di un giornale o di una televisione. Paradossalmente, se non si potrà usufruire dei finanziamenti pubblici (siano essi nazionali o regionali) che vengono erogati solo se si è in possesso di determinati e stringenti requisiti, si rischia davvero di diventare preda dell’editore ‘impuro’ di turno. E quindi di non poter essere quei giornalisti liberi che il Movimento reclama a gran voce.

Ha provato a spiegarsi Andrea Greco. Ha mostrato i giornali che, a suo dire, darebbero spazio “in prima pagina alle notizie che creano polemiche contro il Movimento e non a quelle ‘positive’ che ci riguardano come, per citare gli ultimi fatti, i fondi per riaprire il Viadotto Sente, l’interrogazione in Commissione europea sul trasporto pubblico locale, la legge sul taglio del costi della politica e così via”. Su un punto è fin troppo chiaro: “il tema dell’abolizione dei contributi pubblici ai giornali è nel nostro programma fin dal 2008, oggi siamo forza di governo e possiamo farlo.

andrea greco Quindi oggi manteniamo una promessa. Sono favorevole da sempre alla libertà di stampa e sono uno dei pochissimi consiglieri regionali che ha assunto gli addetti stampa con contratti regolari. Nessun bavaglio, non sono un talebano né tantomeno un fascista, il ruolo dei giornalisti è sacrosanto ma se modifichi la realtà, quella non è libertà di stampa ma libertà di menzogna”. Per rincarare la dose, poi, si passa ai risparmi: nel 2017 contributi erogati per 60 milioni, nel 2019 saranno dimezzati e nel 2020 spariranno. E così i rimborsi per le spese telefoniche dei giornali che saranno tagliati fin dal 2019 con un risparmio di 32 milioni. "Soldi con i quali si finanzieranno attività che hanno a che fare con l’informazione, il diritto ad essere informati attraverso progetti innovativi e strumenti per la partecipazione dal basso e con un sostegno importante per 40mila edicole. Tutelare i giornalisti liberi, seri, quelli che dedicano anima e corpo a quella che è una missione: mi troverete sempre dalla parte di questi professionisti che mettono al centro il cittadino e non l’editore”.

Il portavoce alla Camera, Antonio Federico, è più ‘morbido’: noi siamo nati sulla scorta di quella lotta contro l’informazione eterodiretta dalle grandi lobbies, era il nostro secondo VDay nel 2008.  Credo sia opportuno aspettare prima di entrare nel merito dei tagli; c’è tutta la fase di confronto e di dibattito ancora da affrontare. Certo è che si interviene a tutela dell’informazione e dei giornalisti”. Fermo restando che, la legge regionale che sostiene l’editoria locale non c’entra nulla con la normativa che si intende abolire.

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