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Crisi dell’edilizia, Ance Molise: “Oltre 5 mila posti di lavoro persi, la politica intervenga o si rischia la chiusura”

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L’associazione di categoria suona un campanello d’allarme. Cosmo Galasso: “Crollo del monte salari del 60%, rilanciare il settore edile significa rilanciare l'economia di un territorio"



CAMPOBASSO. Contrastare la crisi delle costruzioni si può e si deve, ne è convinta l’Ance che questa mattina, in conferenza, ha evidenziato tutte le problematiche del settore, in riferimento ai numeri drammatici che vedono in Molise oltre mille imprese chiudere i propri cancelli. “O si interviene subito – le parole del presidente dell’Ance Cosmo Galasso- o tutte le aziende sono destinate a chiudere i battenti. Parliamo di 5 mila posti di lavoro persi nel settore edile, il monte salari è passato da 67 milioni di euro a 325 milioni di euro, meno il 60%. Il numero delle ore lavorative dimutino drasticamente oltre all’assenza quasi totale di bandi di gara.

Per quanto riguarda l’edilizia commerciale residenziale –continua Galasso - oramai c’è un blocco e i permessi a costruire sono calati di circa l’80%. Questi dati ci mostrano, quindi, il livello di crisi nel settore. Naturalmente noi imprenditori vorremmo dare una spinta a questo Governo regionale, lo facciamo chiedendo la condivisione e il confronto sulle future scelte, perché se da una parte i fondi a disposizione non sono più quelli di una volta, è anche vero che quelli che sono disponibili dovrebbero essere spesi in maniera attenta e oculata.

A livello regionale – sottolinea Galasso - bisogna capire quali scelte bisogna fare. Se si individua nel settore dell’edilizia come una delle priorità per il rilancio di questa regione è perché si possono avere varie ricadute, sia economiche che sociali. Significa riqualificare il territorio, rendere più vivibili le città, investire sulla viabilità, sul turismo, sui nostri centri storici. Bisogna iniziare a fare una strategia comune. Purtroppo – conclude il presidente dell’Acnce -in questi ani tante sono le promesse che si sono alternate, ma in realtà le aziende continuano a chiudere e all’orizzonte nessuna proposta concreta”.

In sala presenti anche i rappresentanti sindacali. “Forse fanno più notizia le vertenze di Gam, Ittierre e Zuccherificio – le parole di Roberto D’Aloa, segretario generale Feneal Uil Molise- però i numeri dicono altro. Dal 2013 ad oggi in Molise da circa 10 mila lavoratori impiegati nel settore edile siamo passati a 4 mila. Il terremoto di San Giuliano di Puglia e la successiva ricostruzione per molte aziende è stata una sfortuna, in quanto molte di esse vantano ancora crediti dalla pubblica amministrazione. Abbiamo perso, quindi, 6 mila lavoratori, ma non hanno fatto notizia. In campagna elettorale i candidati alla presidenza della regione le soluzioni le avevano, oggi le attendiamo sul tavolo”.

“Siamo qui per una battaglia comune – ha dichiarato Massimiliano Rapoce, Filca CISL -i problemi in questa regione sono tanti, e sono sotto gli occhi di tutti. Pensiamo allo stato della Bifernina ma anche i collegamenti stradali per Civitacampomarano o Castelmauro. Il nostro grido di allarme alla politica è indirizzato afar capire che l'edilizia è il punto centrale per rilanciare l'economia del territorio molisano”.

La parola è poi passata a Silvio Amicucci della Fillea Cgil:” La crisi dell'edilizia Molisana –le sue parole- si sta accentuando maggiormente da due anni a questa parte. Noi abbiamo una situazione dove da una parte non c'è stata la fase dell'edilizia pubblica, dall'altra quella privata. Il nostro territorio è fragile ha bisogno di cure. Dalle strade alle scuole ci sarebbe bisogno di coniugare l'esigenza di un territorio da rimettere in sesto con quello di un settore da rilanciare. Con l'edilizia si rimette in moto la meccanica, l’impiantistica, insomma si muove l'economia di una regione intera”.

Intanto si sottolinea la problematica legata ai mancati pagamenti della Regione a chi ha posto in essere opere pubbliche. Le banche non sostengono le imprese, si sottolinea in conferenza, le aziende che chiudono per crediti nei confronti della pubblica amministrazione non trovano nelle banche sostengo. Le imprese che hanno la forza di trovare lavoro fuori regione riescono a mantenere, altre imprese che rimangono sul territorio soffrono sia per mancati pagamenti delle amministrazione che per mancanza di bandi, l'economia quindi si ferma.

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