'J'accuse' di De Luca: dopo 16 anni solo disoccupazione e declino

'J'accuse' di De Luca: dopo 16 anni solo disoccupazione e declino

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Nella 'compostezza' degli interventi dedicati alla Giornata della Memoria, le parole del Vescovo della Diocesi di Termoli-Larino pesano come macigni: nulla è più come prima, da allora. Ora, un altro terremoto, di più piccole dimensioni, una nuova opportunità, a tempo scaduto?


TERMOLI. Nella giornata in cui, in regione, tutto sembra fermarsi in un solo e unico pensiero dedicato ai 27 Angeli e alla loro maestra, le parole del Vescovo della Diocesi Termoli-Larino, Gianfranco De Luca, spezzano la ‘compostezza’ degli interventi, irrompono e restituiscono l’immagine reale di una terra che, forse, da quella tragedia non ha saputo trarre tutti gli insegnamenti che avrebbe dovuto imparare e mettere in pratica.

“Dopo 16 anni cosa è cambiato nel nostro territorio? Molto, e possiamo dire che niente è più come prima. I nostri comuni hanno accelerato rovinosamente la via del declino demografico, sociale, economico, tante piccole imprese sono fallite con la perdita di tanti posti di lavoro (anche a causa della gestione della ricostruzione); l’auspicato rilancio economico si è arenato tra le maglie di una burocrazia maligna, di amministrazioni, a tutti i livelli, ingessate, di farraginosi meccanismi che ritardando interventi promessi, hanno fatto perdere ogni possibilità di ripresa. Non sono mancati casi di sciacallaggio, di ruberie, di scandalose diseguaglianze e palesi atti di ingiustizia – commenta monsignor De Luca -. Rassegnazione, mea culpa, lamentele, accuse reciproche, delusione, rabbia, sono sentimenti diffusi.

I progetti di sviluppo o sono rimasti sulla carta o si sono a volte arenati sul terreno melmoso di resistenze più o meno subdole, nascoste o camuffate. È sotto gli occhi di tutti un declino inesorabile che attanaglia tanti nostri piccoli centri; l’invecchiamento, la fuga, l’arretramento in ogni settore, sembrano il destino ormai segnato. Le scommesse e le promesse della politica sono state smascherate; il futuro non esiste più o se c’è ancora non lo si intravede.

Può sembrare un bilancio fin troppo severo ma è la lettura della realtà di chi vive ogni giorno questa nostra realtà, e conosce capillarmente la vita e le condizioni oggettive delle nostre comunità; non ci vuole molto a vedere lo stato delle strade e delle nostre infrastrutture, a conoscere la denatalità dei nostri paesi, il crollo della popolazione scolastica, lo stato di tanti Istituti scolastici, la fuga dei nostri giovani, la precarietà dei nostri lavoratori che cercano di rimanere, la difficoltà delle nostre piccole aziende, l’impossibilità di trovare posti di lavoro in questo territorio per i nostri ragazzi. Numeri e percentuali di ogni settore sono lì a testimoniare un disagio diffuso, che non sembra risparmiare nessuno: cifre implacabili e crudeli.

Il terremoto nel terremoto; ciò che, da tragica esperienza, poteva trasformarsi in un’opportunità si è rivelata una enorme delusione, una sconfitta.

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