Isernia, nuovo colpo per i ‘Popolari’. E la presidenza del Consiglio è in bilico

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Aderisce al gruppo Niro anche Tiziana Pizzi, andando a sfoltire ulteriormente la compagine di Iorio. Il nuovo assetto potrebbe influire sul presidente dell’assise messo a rischio dal nuovo Statuto, che impone il rinnovo della carica a 30 mesi dall'elezione, ovvero nel prossimo dicembre. Ma in Regione, invece, si punta al quinquennio pieno


ISERNIA. Procede, senza soluzione di continuità, la 'campagna acquisti' dei Popolari per l’Italia in senso al Consiglio comunale di Isernia. Campagna, a conti fatti, tutta ai danni di Michele Iorio.
Aderisce, infatti, al partito guidato in Molise dall’assessore regionale Vincenzo Niro la consigliera Tiziana Pizzi, la quale va a sfoltire la compagine che fa riferimento all’ex governatore, nel post elezioni numericamente schiacciante rispetto al resto dei gruppi, e che va a segnare una situazione di sostanziale pari dignità tra partiti e movimenti, intenzionati a far sentire la propria voce in assise.

“Le motivazioni che supportano la mia decisione, meditata e in un certo senso sofferta, – afferma la diretta interessata in una nota – tendono ad un bisogno di interpretare il mio ruolo politico all’interno del Consiglio comunale di Isernia, avvicinandomi al gruppo politico che ha dato prova, sia in ambito comunale che in ambito regionale, di ben rappresentare i bisogni e gli interessi di un territorio, con una visione lucida e determinata sulle scelte e sulle decisioni da prendere, senza giudizi avventati e fughe in avanti. Oltre a ciò devo constatare l’impossibilità di continuare nel gruppo di provenienza, dove sembrano regnare confusione ed inquietudine che non mi appartengono. Da questo – conclude – ne è derivato un disagio politico ed esistenziale”.

Con questo passaggio i Popolari raggiungono quota 6 consiglieri, così come 6 sono i membri della civica ‘Isernia Migliore’, riconducibile all’assessore Roberto Di Baggio, e 5 quelli rimasti nella lista ‘Insieme per il Molise’.

Una condizione di parità, che diviene di ancor più interessante lettura alla luce della recente approvazione delle modifiche allo Statuto comunale. Un emendamento in particolare, quello dell'articolo 22, presentato dai consiglieri Gianni Fantozzi e Salvatore Azzolini a nome del gruppo dei Popolari e approvato dall’aula, introduce la permanenza in carica del presidente del Consiglio comunale e del suo vice (nuova figura contemplata dallo Statuto a garanzia della minoranza, ndr) per 30 mesi a partire dal giorno delle elezioni, comunque dall’avvio della consiliatura.
Scelta alquanto curiosa, in ragione del fatto che il centrodestra, per buona parte, a palazzo D’Aimmo procede in senso contrario, con la proposta della durata dell’incarico presidenziale per ben cinque anni. Due pesi e due misure dunque: in Regione, un presidente quinquennale; al Comune di Isernia, un avvicendamento dopo 30 mesi.

Tuttavia, tornando al capoluogo pentro, il mandato del presidente Giuseppe Lombardozzi, ioriano di ferro, sarebbe a questo punto in dirittura d’arrivo, in quanto terminerebbe a metà dicembre, salvo conferme. L’esperienza e le doti di equilibrio di quest’ultimo potrebbero però non bastare per un incarico bis, in quanto con i nuovi assetti all’interno del consesso civico i numeri non sarebbero più dalla sua parte - Iorio ha dimezzato il suo gruppo, ndr  - a meno che non si stringano altri accordi in maggioranza.

Ed ecco che si aprirebbe così la strada ad un nuovo presidente. Tra i papabili, anche nel rispetto dei più recenti assetti politici, ci sarebbe il decano di palazzo San Francesco Gianni Fantozzi, già in lizza per il ruolo due anni e mezzo fa e accantonato per una mera questione di numeri: allora si decise che la priorità sarebbe stata assegnata in base ai voti raccolti e fu premiato pertanto Lombardozzi.

L’esponente dei Popolari però ha più volte ribadito di non essere alla ricerca di incarichi, discorso valevole per sée per tutti i componenti del suo gruppo. Dunque, potrebbe accettare la presidenza solo a fronte di un’indicazione espressa dagli altri consiglieri e di un’ampia convergenza. In caso contrario, non si escludono altri nomi, frutto finanche di un accordo trasversale. Ma ogni considerazione sul punto appare quanto mai prematura.

In ogni caso, gli ultimi avvenimenti e giochi di forze designano un quadro di delicate alchimie in cui non sembrerebbero graditi diktat dall’alto da parte dei big. Dovranno essere le forze interne al Consiglio pentro a sbrogliare la matassa, con il sindaco Giacomo d'Apollonio chiamato a dire l'ultima parola.

E non è peregrina la riproposizione di un quesito che aleggia già da tempo: e la giunta? Se conseguenze in ordine al nuovo volto della maggioranza ci saranno per la presidenza del Consiglio, come potranno non esserci per l’esecutivo, composto per quasi la metà da esponenti di un gruppo ormai dimezzato?
Che tutto ciò sia l’anticamera di una crisi per l’amministrazione? Di certo di fronte al sindaco d’Apollonio si è materializzato un sentiero ignoto.

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