Legge elettorale ‘osservata’ dal Governo, Niro smonta le tesi dei 5 Stelle

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L’assessore regionale si smarca dalle accuse e si toglie qualche sassolino dalle scarpe: l'articolo delle sostituzioni non c’era nella mia stesura, è stato aggiunto dopo con un emendamento voluto da parte della maggioranza che temeva di non riuscire a fare le liste


CAMPOBASSO. Per niente ‘intimorito’ dalle dichiarazioni rese in aula e dalla ‘fuga di notizie’ su un presunto interessamento del Governo nei confronti della legge elettorale del Molise, l’assessore Vincenzo Niro (principale estensore della norma che regola le elezioni regionali) difende a spada tratta la normativa e si toglie qualche sassolino dalle scarpe.

“Intanto la legge elettorale non è stata impugnata a conferma della bontà e della correttezza dell’impianto normativo – dice – e in seconda battuta quell’articolo che i 5 Stelle avrebbero voluto cancellare non c’entra nulla con tutto il lavoro che ho fatto e parecchi mesi prima dell'approvazione”.

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L’assessore Niro, che nella passata legislatura ha svolto con lo stesso rigore di oggi il suo compito istituzionale ‘scrivendo’ la legge elettorale del Molise, si riferisce alla tanto chiacchierata ‘sostituzione’ degli assessori che attualmente cedono il posto ai primi dei non eletti della stessa lista. La incompatibilità tra il ruolo di assessore regionale e quello di consigliere, in pratica.

Articolo che i 5 Stelle proponevano di abrogare sia per contenere i costi (in quanto, aumentando il numero dei consiglieri regionali aumentano anche i costi, in termini di indennità, a carico dei cittadini) sia per evitare la ‘precarietà’ di chi subentra a Palazzo D’Aimmo, costretto a vivere lo status di consigliere regionale in una sorta di limbo temporale, sia per l’eliminazione del requisito di merito che dovrebbe essere il criterio di composizione della Giunta regionale che invece, a loro dire, cede il passo ad una serie di considerazioni più politiche.

“Quell’articolo – ricorda Niro – è il frutto di un emendamento a firma Domenico Di Nunzio, portato in Prima Commissione e poi in aula per un preciso suggerimento di parte della maggioranza che aveva contezza delle difficoltà che avrebbe avuto nel comporre le liste. Nella stesura della legge elettorale, quella sulla quale ho lavorato io, quell’articolo non c’era”.

L’attenzione (eventuale) del Governo potrebbe anche non significare alcunché, posto che la legge elettorale, non inserita nello Statuto e quindi avente un iter di approvazione analogo a quello delle altre leggi (senza doppia lettura), è stata osservata e immediatamente modificata con la legge regionale 1 del 2018 che all’articolo 17 accoglie i rilievi e procede alla correzione. Di fatto, quindi, la legge elettorale – non essendo stata impugnata quella che ne corregge gli 'errori' – è passata già all’esame del Governo? L’assessore Niro non ha dubbi. “La nostra legge elettorale non ha alcun profilo di illegittimità”.

L’unico rischio che corrono sia questa legislatura e sia la Giunta Toma è quello legato al ricorso al Tar con il quale due cittadine elettrici hanno chiesto, a fine luglio, l’annullamento del decreto di nomina degli assessori per la “violazione e omessa applicazione del principio della parità e/o rappresentanza di genere, di cui agli artt. 3, 51 c. 1, e 117 c. 7 della Costituzione”. Il che significa richiamare profili di incostituzionalità. E il Tar è chiamato ad esprimere un giudizio di merito poiché non è stata richiesta la sospensiva.

Il discorso sulle ‘sostituzioni’ degli assessori era stato oggetto, una decina di anni fa, della dichiarazione di incostituzionalità delle relative leggi elettorali dell’Emilia Romagna e dell'Umbria, ma solo perché tale normativa era stata introdotta nei rispettivi Statuti. Questo il motivo, procedurale, dell’impugnativa.

Sono molte le regioni che ricorrono a questo ‘meccanismo’ per evitare sia di dover far ricorso ad assessori esterni (che di certo hanno costi molto più elevati, come suggeriva anche il consigliere Vittorino Facciolla), sia di avere una migliore organizzazione dei lavori del Consiglio che nella sua interezza, anche numerica, assicura celerità degli iter legislativi.

Ultima in ordine di tempo la Regione Lombardia che ha approvato la legge elettorale, che ricalca molto quella del Molise, lo scorso 10 gennaio. Una delle prime regioni che ha fatto ricorso all’incompatibilità è stata la Sardegna, nel 1997. Anche il vicino Abruzzo, che ha modificato alcuni articoli della legge elettorale, ha riconfermato la ‘surroga’ nel 2014.

 

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