Diritti dell’infanzia, Toma: “Lavoriamo perché i ragazzi siano protagonisti del nostro tempo”

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La riflessione del governatore, a 29 anni dall’approvazione della Convenzione da parte dell’Assemblea generale dell’Onu


CAMPOBASSO. Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, la riflessione del governatore del Molise Donato Toma, a 29 anni dall’approvazione della Convenzione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni unite.

“Concetti quali 'non discriminazione', 'superiore interesse del minore', 'diritto alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo', 'rispetto per le opinioni del minore' – afferma il presidente - sono sacrosante enunciazioni di principio rimaste tali oppure fatti in essere? Un primo dato che si pone all’evidenza è l’esistenza di Paesi che non si sono ancora espressi sulla Convenzione dell’Onu. In qualche caso c’è stata solo la firma ma non la ratifica, in altri manca proprio l’adesione”.

“Quando si parla di violazione dei diritti dei minori – ha aggiunto - di solito siamo portati a circoscrivere il fenomeno a quei Paesi che riteniamo non essere al passo con l’affermazione della democrazia e della tutela della persona. Invece, non è così. Un recente rapporto pubblicato da Save the Children rivela, attraverso eloquenti immagini, che emarginazione e miseria sono presenti nelle periferie di alcune grandi città italiane e che esiste un netto divario in termini di diritto dell’infanzia a seconda delle zone in cui i bambini crescono. Sono d’accordo con Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, quando afferma che rimettere i bambini al centro significa andare a vedere realmente dove e come vivono, combattere gli squilibri sociali e le disuguaglianze”.

“Ma rimettere al centro i bambini – ha affermato ancora Toma - vuol dire anche sforzarci di trovare una nuova dimensione in cui l’infanzia sia più ascoltata, abbia effettiva cittadinanza. Dobbiamo fare in modo nella nostra quotidianità, attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, di incrociare gli sguardi dei nostri bambini, tentare di decifrare i loro messaggi, i loro bisogni, le loro paure. Una società che trascura un bambino, che non lo degna delle giuste attenzioni, fa del male a se stessa, perché un bambino messo all’angolo sarà un adulto non pienamente, se non affatto, realizzato”.

“Il messaggio che mi sento di lanciare – ha concluso - è che ognuno di noi lavori per porre in essere le condizioni migliori affinché i nostri ragazzi si sentano protagonisti del loro tempo e dei lori spazi. Del resto, ciò che reclamano è essere ascoltati e capiti e noi, famiglie, scuola, istituzioni, abbiamo il dovere di garantire loro tale diritto. Un diritto quasi naturale e, forse proprio per questo, spesso trascurato”.

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