Pronto soccorso, ad Agnone si riparte tra mille incognite

Pronto soccorso, ad Agnone si riparte tra mille incognite

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Garantita da oggi, nel punto di primo intervento, la presenza di due medici fissi. Tuttavia, la carenza di reparti e la mancanza di personale specializzato nelle 24 ore non consentirebbe un servizio costante


AGNONE. Annunciata lo scorso sabato, in occasione dell’inaugurazione del nuovo reparto di dialisi presso l’ospedale San Francesco Caracciolo di Agnone, atto a servire, con i suoi 14 posti letto, i comuni dell’Alto Molise e dell’Alto Vastese, prevista per oggi, 3 dicembre, un’altra importante novità per lo stesso presidio: la riapertura del pronto soccorso.

ospedale caracciolo inaugurazioneUn annuncio reso in cerimonia ufficiale, alla presenza del governatore Donato Toma, di diversi esponenti del governo regionale e del sindaco Lorenzo Marcovecchio. Tuttavia, la situazione potrebbe non essere ‘felice’ come raccontata.

In realtà, - come riferito anche dagli stessi operatori della sanità agnonese – il servizio di primo soccorso è sempre rimasto in funzione e, fino a ieri, veniva gestito dal personale del 118 sicuramente fino al sabato, coadiuvato dai medici del Caracciolo o provenienti da altri centri del Molise che rendevano la propria reperibilità, non in maniera costante.

Da oggi, invece, due medici di Chirurgia del Caracciolo, in virtù della soppressione del reparto, garantiranno la presenza fissa, in base a dei turni, al pronto soccorso.
Ma le incognite restano a causa della mancanza di reparti e soprattutto delle professionalità nelle 24 ore.
Stando a quanto si apprende da fonti interne al nosocomio alto molisano, l’anestesista e il nefrologo non sono disponibili h24, i tecnici di radiologia sono presenti a giorni alterni e il cardiologo, che dovrebbe arrivare dall’ospedale di Isernia ed effettuare attività ambulatoriale, ancora non c’è, come è stato soppresso il punto nascite.
Pertanto, in caso di emergenza nelle ore notturne o in occasione della vacatio del personale medico specialistico, l’alternativa utile sarebbe sempre quella del trasporto dei pazienti all’ospedale di Isernia.

Dunque, un passo avanti è stato certamente compiuto. Ma parlare di riattivazione vera e propria di un servizio pare un po’ azzardato.

 

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