Sanità, la previsione di Toma: in due anni saremo fuori dal piano di rientro dal deficit

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Il governatore a tutto campo su struttura commissariale e poteri collegati, eventuale impugnativa del decreto di nomina, aspetti politici che riguardano il ‘comportamento’ della Lega in questa vicenda. Certificati i 'sacrifici' fatti fino ad ora e la bontà del percorso intrapreso: gli sforzi fatti ci hanno portato ad un trend altamente positivo per quanto attiene i livelli essenziali di assistenza.


CAMPOBASSO. L’occasione è la conferenza stampa di presentazione dei dati aggiornati alla fine di novembre dello screening della popolazione per la diagnosi precoce del diabete mellito. Prima di concentrarsi su dati, obiettivi raggiunti e da raggiungere, con il governatore Toma non si può non parlare delle recenti nomine del commissario ad acta e del subcommissario.

Da venerdì scorso, giorno in cui è finalmente arrivata la designazione, nessun contatto con la struttura commissariale. Toma conferma: “non ho sentito il commissario ad acta, non lo conosco e lo sto attendendo”.

E relativamente alla eventuale impugnazione del decreto di nomina, perché sono note le barricate del governatore Toma rispetto alla norma che sancisce l’incompatibilità tra il ruolo di presidente della Regione e quello di commissario ad acta per il rientro dal deficit, il governatore è molto cauto. Tocca aspettare la valutazione della fattispecie che al momento è al vaglio dell’ufficio legale.

Certo è che i margini di operatività in ambito sanitario, per chi governa la regione, sono davvero molto ridotti.

“Dovrò fare una ricognizione sui compiti che residuano dopo quelli che sono stati attribuiti al commissario ad acta. Io soffrirò di un ‘distacco’ di sanità: il commissario ha poteri ampi, potrebbe caducare provvedimenti legislativi regionali che vadano in contrasto con il Piano di rientro. Collaboreremo, certo: lui non ha grande bisogno di noi, ma noi abbiamo grande bisogno di lui”.

Commissario e subcommissario sono espressione del governo del cambiamento, Lega e 5 Stelle sono insieme a Roma mentre qui sono forze politiche opposte. La Lega avrebbe potuto fare di più per ‘evitare’ la norma sulla incompatibilità? Toma non ha dubbi e non condanna l’alleato al governo regionale.

“Non mi sento tradito dalla Lega che ha un contratto, e lo ha rispettato. Ci ha anche accompagnati in questo lungo percorso: relativamente all’individuazione della struttura commissariale, ci hanno chiesto condivisione ma io non ho voluto. Io non penso che si possa governare attraverso i contratti, non si ragiona sul ‘io ti do se tu mi dai’. Ora mi aspetto che il governo venga incontro al Molise e ai molisani e che la struttura commissariale tenga in debito conto le esigenze del territorio, compatibilmente con il Piano di rientro dal debito”.

Correva il 2007 quando il Molise piombò nel deficit sanitario che era una voragine. Quanto tempo ancora toccherà stringere i cordoni della borsa per andare avanti? Il presidente Toma è fiducioso: "gli sforzi ci hanno portato al termine di un trend altamente positivo, siamo oltre la sufficienza, siamo a livelli apprezzabili. Secondo la mia previsione, secondo le competenze manageriali che posseggo, ho stimato che si possa uscire dal piano di rientro in due anni al massimo”.

Ora tocca solo aspettare, dopo sette mesi trascorsi a chiedere di rivedere la posizione governativa e, una volta acclarata la impossibilità di far cambiare idea al Governo Conte, a spingere per la celerità della designazione. Ci vorrà ancora un po’ per avere la possibilità di incontrare e conoscere i due componenti della struttura commissariale, il generale Giustini e la dottoressa Grossi. “La delibera deve essere ancora notificata, i commissari poi dovranno esprimere l’accettazione e dichiarare di non avere cause di incompatibilità Non credo si sottrarranno a gesti di cortesia, come fare una telefonata. Sono persone dal curriculum ‘perbene’”.

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