Anniversario istituzione Molise, Toma: ecco come difendere l’autonomia

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L’intervento del presidente in occasione del 'compleanno' della Regione


CAMPOBASSO. “La ricorrenza del 55° anniversario dell’istituzione della Regione Molise impone di fare alcune riflessioni sull’attualità del regionalismo calato nella dimensione di una piccola regione, qual è appunto il Molise, e di interrogarci su quale futuro possa avere l’autonomia del nostro territorio”. Così si apre la nota stampa del governatore Donato Toma, che ha deciso di sottolineare l’importanza dell’evento con alcune considerazioni. “Una regione può dirsi sostanzialmente autonoma quando, se in disequilibrio finanziario, può utilizzare anche in misura adeguata la perequazione nazionale ed, eventualmente, europea”, prosegue Toma. “Ma l’autonomia è, al di là della capacita di autofinanziarsi, una condizione culturale: condivisione di tradizioni, comunanza di rapporti commerciali, annessi storici e linguistici. Lo Stato deve avere come obiettivo, a garanzia dell’unità nazionale, la tutela di queste autonomie, la coesione e lo sviluppo armonico dei suoi territori. Dobbiamo, però, chiederci: abbiamo il dovere di contribuire al mantenimento della nostra autonomia o pensiamo che sia una condizione che ci spetta di diritto? E ancora: è forse tempo di ripensare ai nostri confini, e non solo geografici?”

Domande a cui il Governatore propone risposte chiare: “Un popolo è tale se si comporta da popolo, al di là dei protagonismi, degli individualismi e del presenzialismo, al di là delle istanze prettamente individuali. Ognuno ha il dovere di assumere il ruolo che le regole sociali gli attribuisce: i sindacati tutelano i diritti dei lavoratori, le associazioni datoriali le esigenze degli imprenditori, le associazioni di consumatori i diritti degli associati e cosi via in un dialogo costruttivo che non miri a screditare il ruolo delle istituzioni ma piuttosto lo rafforzi supportandole quando necessario o criticandole quando opportuno. Se siamo in grado di fare ciò, riceveremo rispetto dai nostri interlocutori nazionali ed europei, perché è fuori dal Molise che si decidono le sue sorti ed è, quindi, fuori regione che va ricercato il proprio peso istituzionale”.

“Chi in questi giorni, con un’operazione di amarcord nostalgica, cerca di far passare l’idea che solo nel passato sia esistita una classe dirigente in grado di programmare e guidare lo sviluppo del Molise, dimentica che il quadro economico di riferimento era del tutto diverso ma, soprattutto, non considera, o non vuole considerare, che oggi il Molise sconta una situazione di svantaggio causata anche dalla miopia programmatica del passato e dall’incertezza dell’attuale contesto politico-economico europeo e nazionale, fattori questi che hanno contribuito a determinare situazioni di crisi nella sanità, nel tessuto produttivo e in altri settori nevralgici della nostra economia”, continua il presidente Toma, in una chiara sferzata alle opposizioni, cui fanno seguito una serie di proposte concrete in materia di regionalismo e federalismo compensativo, “nel senso che lo Stato centrale e le altre regioni più ricche debbono, in via preliminare, mettere in condizioni le regioni come il Molise di elevarsi al rango infrastrutturale delle altre regioni e, segnatamente, di quelle del Nord”, interventi all’insegna dello snellimento della burocrazia e della riduzione dei livelli di controllo, di un maggiore utilizzo delle procedure negoziate di assegnazione dei lavori pubblici, di una rapida erogazione dei fondi pubblici una volta assegnati alle imprese, avendo come cardini anche “la formazione professionale continua dei dipendenti pubblici; la maggiore attribuzione della quota di fondo perequativo non attribuito esclusivamente su parametri demografici”.    

“Insomma – chiosa Toma - immaginiamo una stagione di snellezza delle procedure e di rapidità degli interventi finanziari, accanto a maggiori e più diffuse competenze dei pubblici funzionari. Fatte salve queste condizioni, potrà utilmente parlarsi di regionalismo differenziato. Certo, nelle more che si compia tutto ciò e sempreché accada, non possiamo stare con le mani in mano. Quello che occorre fare, e che stiamo facendo a livello di Conferenza delle Regioni ma anche in Europa con i progetti di cooperazione, è trovare partner con cui fare percorsi condivisi. Solo così potremo evitare che il macroregionalismo cancelli questi cinquantacinque anni di autonomia”.

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