Crisi della Befana: Pallante, la Lega e pure le nomine. Pronte alcune 'teste' da tagliare

Crisi della Befana: Pallante, la Lega e pure le nomine. Pronte alcune 'teste' da tagliare

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Ieri sera gli assessori senza deleghe hanno tenuto una riunione di Giunta con il presidente Toma. Impartita la consegna del silenzio. Il 15 gennaio, nel corso del Consiglio regionale, il governatore comunicherà l'esito politico dell'azzeramento. Problemi anche in maggioranza: basta con fughe in avanti e posizioni critiche. E - sul fronte Lega - i rapporti tra Mazzuto, la Romagnuolo e Mena Calenda si fanno sempre più complicati


CAMPOBASSO. La consegna del silenzio, sia verso l’esterno che in Consiglio regionale. Sarebbe questa una delle novità illustrate ieri sera nel corso della seduta di Giunta regionale, convocata in precedenza e regolarmente tenuta anche se gli assessori non hanno più deleghe dal 5 di gennaio. E bissata stamani da una conferenza dei capigruppo, presieduta dal presidente del Consiglio Salvatore Micone.

Deleghe che Toma ha avocato a sé: ieri, in una intervista rilasciata a Isnews, ha in pratica fatto chiarezza su alcuni punti, politici soprattutto, che riguardano l’azione di governo e la ripartenza dopo il ‘pit stop’ che ha deciso per ‘mettere a punto la Ferrari’.

I FATTI. Come ha spiegato ieri, Toma ha intenzione di impartire delle regole ai suoi uomini, sia di Giunta che in maggioranza. Il raccordo tra Esecutivo e Consiglio regionale avrebbe mostrato qualche tentennamento, ha ammesso. I consiglieri non possono arrivare in aula con argomenti non concordati, sui quali non si è precisi e dettagliati nelle risposte. Un ‘modus operandi’ dettato dall’improvvisazione che, a Toma, proprio non piace. Lo ha ammesso. Quindi fin qui non si tratta di indiscrezioni ma di fatti, messi nero su bianco. Certo, un conto è che si tratti di questioni urgentissime. Un altro è che si tratti di faccende che possono essere risolte in altro modo, con un maggiore raccordo tra consigliere e assessore di riferimento, attraverso il collettore che è il sottosegretario. E cioè Quintino Pallante. 

LE INDISCREZIONI. Intorno al tavolo della sala Giunta di Palazzo Vitale, ieri sera sarebbero state impartite alcune ‘consegne’, di stampo militare. Prima fra tutte, evitare di parlare degli argomenti della riunione. La seconda deriverebbe da un documento che dovrà forse essere illustrato ancora ai consiglieri di maggioranza (al momento non risultano convocazioni di riunioni dello schieramento): una sorta di ‘atto di fiducia’ chiesto dal governatore il quale vorrebbe che, in Consiglio regionale, non si esulasse dagli argomenti iscritti all’ordine del giorno.  E forse, in fondo, preferirebbe che si evitassero troppi discorsi critici e quelli che potrebbero mettere in discussione la ‘coesione’ e la compattezza del centrodestra. In aula si parla solo di quello che si è concordato in conferenza dei capigruppo. Punto e basta. Niente fughe in avanti, utili a strappare un posto in prima pagina,  su temi che possono essere oggetto di confronti in maggioranza.

IL NODO NOMINE. Sebbene sia stato messo ai margini delle discussioni ufficiali, sarebbe stato invece uno dei punti centrali del ‘faccia a faccia’ tra Giunta e presidente Toma. Il caso è scoppiato a seguito della nomina dell’avvocato isernino Cristian Sellecchia in quota Forza Italia per il ruolo di commissario straordinario per l’ErEs. Una decisione di cui Toma si sarebbe preso l’intera responsabilità, ma che avrebbe fatto infuriare più di qualcuno. E quindi, nella resa dei conti, sarebbero pronte anche alcune teste da tagliare. Del resto, il fatto stesso che le nomine di competenza del Consiglio non ancora arrivino ad una definizione, la dice lunga sulle difficoltà di trovare la quadra.

APPUNTAMENTO IN AULA. Consiglio regionale fissato al 15 gennaio e il governatore, ad una precisa richiesta di chiarimento politico arrivata dal Movimento 5 Stelle, avrebbe confermato che il primo punto all’ordine del giorno sarà proprio dedicato alle comunicazioni circa l’azzeramento della deleghe della Giunta. Il Partito Democratico resta in silenzio a metà: mentre Micaela Fanelli ha spiegato quale è la sua ‘lettura’ della ‘crisi della Befana, il candidato segretario Vittorino Facciolla non ha ancora inteso intervenire.

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