Crisi della Befana, Pallante: lascio la Quarta Commissione

Crisi della Befana, Pallante: lascio la Quarta Commissione

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Intervista al sottosegretario, eletto con Fratelli d'Italia. Manterrà il ruolo di braccio destro del governatore Toma, aprendo di fatto la 'porta' a Mena Calenda (Lega), in pole per l'ambita Commissione che si occupa prevalentemente di politiche sociali. "Più di una volta ho detto che avrei voluto smettere di fare il presidente. I due ruoli, insieme, non li voglio fare. Sono un uomo pratico”, conferma.


CAMPOBASSO. “Il tema non è il sottosegretariato, sia chiaro. Il presidente della Regione ha inteso, a distanza di qualche mese, fare il punto della situazione. Lo ha fatto per rispondere meglio alle esigenze dei molisani, di snellezza, ma non voglio anticipare i temi. E’ stata ‘attenzionata’ questa storia del sottosegretario/presidente di Commissione portandola a diventare un tema politico che non esiste. Non è proprio all’ordine del giorno".

Quintino Pallante, chiamato in causa in questi ultimi giorni seguiti alla ‘crisi della Befana’, chiarisce i contorni della vicenda. Per il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, l’azzeramento delle deleghe, operato dal governatore il 5 gennaio, non è di certo un modo per portare all’ordine del giorno nuovi equilibri politici. Si tratta esclusivamente di una rimodulazione delle attività da porre in essere.

Come andrebbe sostanziata questa rimodulazione, parlando del ruolo che lei ricopre dal settembre scorso?

“Questo ruolo, fin dall’inizio a mio avviso, avrebbe dovuto avere maggiore attenzione: altre regioni lo hanno coniugato in maniera più puntuale. Il decreto di nomina lasciava un po’ di zone d’ombra e per questo dire che fin qui è stato esercitato, visto che sono stato nominato a settembre e ho avuto la stanza a metà dicembre, sarebbe un eufemismo”.

Il governatore Toma ha inteso, con l’azzeramento, ragionare sul rilancio e sul potenziamento delle attività della Giunta. In questa ‘operazione’ è coinvolto anche il sottosegretario. Che in questo caso è anche presidente di Commissione. Si possono svolgere entrambi i ruoli, con questo ‘potenziamento’ di funzioni che molto probabilmente verrà attribuito al sottosegretario?

“Il presidente intende calibrare meglio questo ruolo, con un chiarimento della funzione e con l’attribuzione di ulteriori compiti. Non può che trovarmi favorevole. Dalla funzione prevista nello Statuto, norma di cornice, occorreva forse coniugare meglio, con il decreto, le funzioni di sottosegretario. Probabilmente questo accadrà adesso, specificandole e puntualizzandole. Ma spero che accada presto per supportare chiunque dovrà svolgere questo incarico, oggi e in futuro. E’ un ruolo fondamentale, di azione rispetto alla longa manus del presidente. Si tratta del braccio destro del governatore, un incarico di assoluta fiducia. E la fiducia  non si compra al supermercato ma si acquisisce giorno dopo giorno, si consolida e si fa crescere. E’ così, che piaccia o meno agli altri. Per questo ritengo che occorra inquadrare questa funzione con un decreto che puntualizzi al meglio le funzioni o deleghe che siano.

Quando il presidente poi avrà illustrato le nuove attribuzioni agli assessori e al sottosegretario, se dovesse ritenere - perché è un ruolo bilaterale, ci vuole la volontà del presidente ma anche la mia - di voler attribuire un ruolo più ampio e diverso al sottosegretario, è conseguente che questa funzione così importante impedisca sostanzialmente a chiunque, anche per il futuro, di ricoprire anche il ruolo di presidente di Commissione. Il sottosegretario, nei fatti, coadiuva il presidente della Giunta. E sottolineo questo verbo, coadiuva. Se Donato Toma, come tutti sanno, non ha il tempo di farsi nemmeno la croce, il ruolo del sottosegretario diventa fondamentale. Una funzione rilevantissima. Più di una volta ho detto che avrei voluto smettere di fare il presidente di Commissione. I due ruoli, insieme, non li voglio fare, io. Sono un uomo pratico”.

La questione ‘peso politico’ dei ‘nuovi’ Fratelli d’Italia quindi non esiste?

Si tratta di un altro scenario. La federazione politica (tra la Meloni e Fitto, ndr) c’è ed esiste. E ammesso noi volessimo far valere i numeri della federazione, non vedo per quale motivo - tanto per essere chiari – non dovremmo porre il problema. Quale la differenza, per esempio, tra il gruppo di Orgoglio Molise che ha due consiglieri e noi, che ne abbiamo tre? Il tema non è risolto, non è sopito ma non è stato affrontato. Non è all’ordine del giorno. Il tema, oggi, è l’azzeramento ma non per un riequilibrio politico del quale non c’è traccia, né tantomeno per dire a me di scegliere tra il ruolo del sottosegretario e quello di presidente di Commissione. Non c’è traccia nemmeno di questo tema. Il presidente Toma, con l’azzeramento, ha inteso ricalibrare meglio le funzioni di tutti gli assessori già individuati. A me potrebbe solo chiedere se voglio fare o meno il sottosegretario. E su questo ho avuto pieno mandato dal mio partito, Fratelli d’Italia”.

Perché montare il caso allora?

“La politica è come la matematica: se qualcuno perde, qualcuno guadagna. Per questo ci si è spinti all’attacco. Qualcuno ha ipotizzato che l’azzeramento fosse legato ad un riequilibrio politico e si è portato avanti con il lavoro, passando all’attacco. Oggi il presidente Toma vuole una squadra che risponda ad alcune idee e azioni. Se chiederà di fare di più, potrà contare anche su di me. Se qualcuno invece vuole più spazio e ragiona con le alchimie del peso politico, quando si porrà il tema in maggioranza ne parleremo...”.

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