Costi della casta: 100mila euro all'anno per i 'trombati' alle elezioni

Costi della casta: 100mila euro all'anno per i 'trombati' alle elezioni

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Bocciata la mozione del Movimento 5 Stelle che chiedeva la decadenza dei quattro commissari liquidatori delle Comunità Montane prevedendone uno solo da individuare tra i funzionari regionali e quindi senza ulteriori oneri


CAMPOBASSO. Il ‘rapporto’ istituzionale tra il governatore Toma e il Movimento 5 Stelle, soprattutto con Andrea Greco, non è affatto idilliaco. E ieri, oltre alla questione più squisitamente politica trattata in aula e relativa alla redistribuzione delle deleghe, tra i due si è registrata una ulteriore frizione quando il Consiglio regionale ha affrontato un argomento che era in giacenza da parecchio tempo. Le nomine dei commissari liquidatori alle Comunità Montane.

‘Strapuntini’ occupati di candidati alle regionali con lo schieramento di centrodestra ma ‘trombati’ dall’elettorato. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole visto che questo è un andazzo al quale purtroppo si è abituati da sempre.

Ieri sera, quando intorno alle 18 finalmente l’argomento è arrivato all’attenzione dell’aula, il ‘solito’ Greco ha illustrato la mozione dei 5 stelle spingendo sul tasto dolente dei costi della casta. Ovviamente, la mozione è stata bocciata ma il Movimento 5 Stelle è riuscito ad ottenere l’obbligo di liquidare le Comunità montane entro la fine del 2019.

Circa 100mila euro annui quelli che i molisani avrebbero potuto risparmiare ma che invece pagheranno – ha detto Greco in aula, supportato anche dagli altri portavoce che sono intervenuti nel dibattito -. Noi chiedevamo la decadenza dei quattro commissari liquidatori. Un percorso che sarebbe comunque dovuto partire otto anni fa per terminare nel 2013. Invece non è accaduto nulla, le Comunità Montane sono ancora lì e sebbene siano enti importanti, sono stati depotenziati al punto da essere tecnicamente morti. In piena continuità con chi lo ha preceduto, quindi con la Giunta di centrosinistra, Toma ha confermato l’impianto della ‘struttura commissariale a quattro’ sia al momento dell’insediamento sia a fine 2018 e ha nominato commissari Carlo Antonio Perrella, Giovancarmine Mancini, Pompilio Sciulli e Domenico Marinelli. I primi tre erano candidati con la coalizione di centrodestra alle scorse elezioni regionali, proprio in appoggio al candidato presidente Toma, ma non sono stati eletti; il quarto, invece, è un uomo di centrodestra prima vicino a Michele Iorio e ora proprio a Donato Toma. Tutti loro costano 96.000 euro ogni anno ai molisani”.

In aula, la maggioranza ha rimarcato con più interventi come siano ‘pendenti’ molte vicende legate alla questione ‘liquidazione’. Una su tutte le proprietà immobiliari delle Comunità Montane che non riescono ad essere oggetto di compravendita e di fatto non entrano nelle procedure di liquidazione.

La mozione del Movimento 5 Stelle chiedeva di designare un solo commissario liquidatore con specifiche competenze in materia, individuato all’interno dell’organico della Regione Molise, senza ulteriori oneri per le casse dell’Ente.

“Tuttavia – spiegano i portavoce in Consiglio regionale - la mozione è stata respinta grazie ai voti di Donato Toma, del presidente del Consiglio Salvatore Micone, e dei consiglieri Andrea Di Lucente, Michele Iorio, Paola Matteo, Gianluca Cefaratti, Nico Romagnuolo e Quintino Pallante. Al momento del voto erano invece assenti Aida Romagnuolo, Massimiliano Scarabeo, Antonio Tedeschi, Micaela Fanelli, Vittorino Facciolla, Armandino D’Egidio e Filomena Calenda.

Per ora c’è una certezza: anche questa volta giunta e maggioranza non hanno fatto l’interesse dei molisani”.

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