Fondi post sisma, i 5 Stelle si spaccano sulla mozione 'contro Facciolla'

Fondi post sisma, i 5 Stelle si spaccano sulla mozione 'contro Facciolla'

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Patrizia Manzo non partecipa nemmeno alla discussione. L'ex assessore interviene in aula e consegna il decreto di archiviazione del gip di Larino, su proposta del pubblico ministero.  Alla fine mozione respinta, un solo voto a favore (quello di Greco) e astensione degli altri portavoce


CAMPOBASSO. Con quasi due ore di ritardo, il Consiglio regionale avvia la seduta con un ordine del giorno dei lavori a totale trazione 5 Stelle. Un lungo elenco di mozioni, interpellanze e ordini del giorno che portano la firma solo dei portavoce del Movimento.

Si parte subito con i fuochi d’artificio. Accesi da Andrea Greco, spenti da Vittorino Facciolla e resi definitivamente innocui (politicamente parlando) dagli stessi 5 Stelle.

Respinta la mozione ‘contro Facciolla’ - che non era stata nemmeno firmata da tutti i portavoce (mancano i nomi di Manzo e Nola) - che incassa un solo voto a favore, quello di Andrea Greco. Gli altri portavoce si astengono, Patrizia Manzo non assiste nemmeno alla discussione in aula.

Doppia bocciatura, quindi, per il leader del Movimento in Consiglio. Bocciato dall’aula e soprattutto, politicamente, dai colleghi del Movimento.

IL FATTO. Si parla dei contributi post sisma 2002, chiedendo all’aula di avallare la richiesta di avvio di azioni di recupero dei fondi erogati e di predisporre ulteriori verifiche attinenti sempre la congruità di tali erogazioni. Come è evidente il nome di Facciolla non c’è. Ma è proprio lui il convitato di pietra (che tra l’altro, ad avvio lavori, risulta in ritardo perché impegnato per motivi personali). Sotto la mozione mancano due nomi, un particolare che fa riflettere ma la motivazione si capisce solo dopo, quando il dibattito è avviato ed è chiaro il soggetto contro il quale tale mozione è incardinata. Vittorino Facciolla che, nel corso della passata legislatura, è finito nella bufera mediatica e giudiziaria anche per quei famigerati contributi ricevuti a fronte dell’acquisto di due abitazioni a San Martino in Pensilis.

LA MOZIONE ILLUSTRATA DA GRECO. Il consigliere si chiede, in estrema sintesi, se l’ex vicepresidente della Giunta regionale avrebbe potuto essere destinatario di quei fondi visto che le abitazioni sono state acquistate molto tempo dopo il terremoto e che ci sono precise prescrizioni relativamente alla attribuzione dei contributi regionali. Il nodo è tutto qui, sebbene si citino ordinanze, delibere, si chiami in causa il Comune di San Martino, il ruolo istituzionale ricoperto allora dall’attuale capogruppo del Pd, sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. Una mozione che tiene impegnata l’aula per oltre due ore ma il fulcro della vicenda è riassumibile in una sola domanda: Facciolla poteva?

greco buona

Il portavoce Andrea Greco ripercorre la vicenda non prima di aver, ad onor del vero, chiesto all’aula di rinviare la trattazione per consentire al collega consigliere di essere presente. Impossibile, secondo i funzionari. La discussione è stata aperta quindi tocca continuare.

Questa non è aula di tribunale, ci occupiamo qui di procedure amministrative, del controllo sull’operato delle strutture: è bene chiarire – sottolinea - che questa mozione non vuole essere attacco di natura personale. Si tratta di una vicenda che ha suscitato scalpore, sdegno e indignazione in chi ha aveva diritto ad accedere al contributo ma si è sentito rispondere che non ce ne erano più”. Greco pone l’attenzione sulla condotta della Giunta comunale di San Martino in Pensilis e le “quattro delibere fotocopia sulla sanatoria alla vendita di immobili, cioè il trasferimento postumo del diritto al contributo ai nuovi proprietari” dice ancora. Ripercorre le prescrizioni dell’Ordinanza commissariale del 2003 e del decreto del commissario (che era Michele Iorio) del 2009: nella prima la previsione che i contributi potessero essere concessi ai soggetti titolari del diritto di proprietà alla data dell’evento sismico e che solo per particolari esigenze il Comune avrebbe potuto disporre alienazioni anticipate; nella seconda il chiarimento su come il diritto ad avere i fondi potesse legittimamente trasferito nel caso in cui l’immobile fosse stato venduto prima della concreta erogazione del contributo. Secondo Greco le norme non sarebbero state applicate dal Comune. "A noi compete capire la eventuale correttezza dell’iter amministrativo, non possiamo esimerci dal chiedere il rispetto della legge che fu studiata per evitare speculazioni. I contributi pubblici sono stati concessi in maniera legittima o illegittima? Se fosse così, occorre restituire i soldi oppure la Regione deve farsi carico di chiederli indietro. Questo chiediamo, un atto di responsabilità anche nei confronti di quei cittadini dopo 16 anni vivono fuori casa e si sono sentiti dire che i soldi erano finiti” conclude Greco.

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