Capannone di via Gazzani, la Soprintendenza non molla: vuole salvare ciò che resta del rudere

Capannone di via Gazzani, la Soprintendenza non molla: vuole salvare ciò che resta del rudere

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Con una lettera inviata in giornata, sarebbe stata richiesta alla Procura la documentazione tecnica attinente i sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco e dal magistrato, utile a comprendere se sia possibile conservare la parte superstite dell’edificio


CAMPOBASSO. La Soprintendenza - con un atto a sorpresa - non avrebbe alcuna intenzione di ‘mollare’ la presa sul capannone di via Gazzani, ormai destinato all’abbattimento.

Da indiscrezioni si apprende che sarebbe arrivata in Procura una nota ufficiale con la quale chiederebbe di conoscere la documentazione tecnica realizzata nel corso dei sopralluoghi (sia del magistrato che dei Vigili del Fuoco) per verificare – non potendo entrare nello stabile con propri funzionari – lo stato di conservazione dell’edificio, o meglio della parte superstite del capannone e quindi per procedere ad eventuali opere provvisionali.

Il che potrebbe significare un altro veto all’abbattimento?

L’ordinanza con la quale il sindaco di Campobasso Antonio Battista, in tempi rapidi rispetto alle solite lungaggini burocratiche, dispone invece di procedere in senso opposto mira alla messa in sicurezza dell’area, alla salvaguardia dell’incolumità di pedoni e automobilisti, di chi ci vive e ha attività commerciali in quella zona.

Nonostante il crollo e nonostante l’ordinanza di abbattimento, il prossimo 7 febbraio si terrà l’udienza al Consiglio di Stato: la seconda tappa di una lunga ‘guerra’ che ha visto da una parte la ‘Db Costruzioni srl’ , società proprietaria dell’edificio che avrebbe voluto ricostruirlo mantenendone fedelmente le caratteristiche e dall’altra la Soprintendenza, che ha posto il vincolo alla struttura. Il Tar si è espresso in favore delle ragioni della Soprintendenza e il Consiglio di Stato è chiamato ad un pronunciamento importante.

Sì perché, nel frattempo, la perizia tecnica - con la quale si ‘annunciava’ purtroppo il cedimento della copertura - si è concretizzata e solo per un caso del destino non si sono registrati danni ingenti a persone e cose. Nessuno passava di lì mentre il tetto cedeva, i finestroni esplodevano e calcinacci e vetri piombavano sulla strada e sui marciapiedi.

via gazzani vuota

Magari la Soprintendenza potrebbe anche chiarire cosa significa, con esattezza, imporre un vincolo teso a preservare un edificio di pregio, senza però alcuna prescrizione sul da farsi per mantenerlo in sicurezza e quindi evitare quello che sabato scorso è accaduto.

Inutile dire che quell’edificio, che sembra essere stato bombardato e che di fatto al momento – proprio per tutelare la comunità – è inavvicinabile crea non pochi problemi alla quotidianità di migliaia di persone che transitano in città e sono costrette a viabilità alternative e a tempi di percorrenza parecchio più lunghi dei soliti.

Ma sono i residenti che vivono con l’incubo che da un momento all’altro possa cadere giù quel che resta della copertura, i commercianti che hanno le attività lungo quella strada ormai deserta a non comprendere cosa ci sia oggi da salvare.

Se l’interesse verso quell’edificio è così elevato, perché non si è fatto in modo – con la necessaria manutenzione e con opere di ristrutturazione - che non crollasse?

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