Isernia, d'Apollonio non cede sul presidente del Consiglio: braccio di ferro coi Popolari

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Riunione infuocata nel centrodestra: il primo cittadino pronto a dare un assessorato al gruppo Niro, che rifiuta e si dice pronto ad accettare solo il vertice dell'assise a scapito di Lombardozzi, che ha dalla sua un parere ministeriale. Il sindaco respinge le pressioni, ma la maggioranza è in bilico e tutto può succedere


di Pasquale Bartolomeo

ISERNIA. Non si farà tirare per la giacchetta, da nessuno. E non rinuncerà o, peggio, travalicherà quelle che sono le sue prerogative, condizionando la volontà del Consiglio comunale a fare scelte che non gli competono. Dunque, sì all’allargamento di Giunta; no a forzature sulla figura del presidente del Consiglio per accontentare i desiderata di qualcuno.

È un Giacomo d’Apollonio quanto mai determinato, quello che emerge dalla turbolenta riunione di maggioranza di ieri sera in vista del Consiglio comunale in programma domani pomeriggio, 8 febbraio. Una riunione che doveva servire al centrodestra per trovare un accordo di massima sulla prosecuzione della legislatura, visto il mutato equilibrio interno alle forze di maggioranza negli ultimi mesi. Gruppi sparuti con pochi consiglieri vantano infatti uno o più assessori in Giunta; altri, come i Popolari per l’Italia, non hanno alcuna rappresentanza, pur vantando 6 consiglieri, attestandosi così a principale gruppo in termini numerici.

IL POMO DELLA DISCORDIA. Sono stati proprio i Popolari – Gianni Fantozzi, Salvatore Azzolini, Vittoria Succi, Giovanni De Marco, Tiziana Pizzi ed Enzo Di Luozzo – oltre alla consigliera d’opposizione Rita Formichelli a richiedere – direttamente al sindaco, e non, come da rituale, al presidente del Consiglio - la convocazione dell’assise. Puntando a discutere, in particolare, dell’elezione del nuovo vertice del consesso dopo la modifica dello Statuto dell’ente che ne ha fissato il mandato a tempo, con scadenza 30 mesi.

peppino lombrdozzi 12Una mossa che ha spinto Peppino Lombardozzi (nella foto, ndr), presidente in carica, a richiedere un parere tecnico al ministero dell’Interno circa la retroattività della norma sancita dall’articolo 22 dello Statuto. Parere arrivato a tempo di record, che ha sconfessato l’interpretazione dei Popolari e stabilito che la presidenza a tempo possa essere introdotta rigorosamente “a partire dal rinnovo del Consiglio comunale”.

Proprio sul contenuto di tale parere – autorevole, ma non vincolante per il Consiglio – si è acceso lo scontro tra alcune componenti della maggioranza e il primo cittadino: questi, infatti, in seno alla riunione avrebbe chiesto alla maggioranza di prendere atto del parere del Viminale, ma i Popolari avrebbero criticato apertamente tale orientamento, chiedendogli di andare oltre il parere e ragionare a livello squisitamente politico. Il gruppo Niro, in sostanza, sarebbe andato in pressing per spingere il sindaco a far votare in aula e rinnovare il presidente, “andando incontro – così il primo cittadino – a possibili contenziosi che esporrebbero l’ente a distrazioni dalle attività principali che stiamo portando in essere”.

I PALETTI DEL SINDACO. Il clima della riunione di mercoledì 6 febbraio sarebbe stato rovente, a dir poco. Se, da un lato, il sindaco si sarebbe detto disposto a prendere atto della volontà di un gruppo di consiglieri – i Popolari, ndr – di partecipare al governo della città in maniera responsabile, riconoscendo loro la dovuta visibilità e dando luogo, quindi, a un allargamento di Giunta pienamente nelle sue facoltà, non così sarebbe stato di fronte alla richiesta, reiterata, di mettere alle strette la sua maggioranza e far votare un nuovo presidente del Consiglio. Toni duri, da ambo i lati, con un clima da resa dei conti, quasi.

giunta al completo dapollonioSul presidente dell’assise – ha dichiarato d’Apollonio a isNews – il sindaco non ha alcun potere. Si tratta di una problematica in capo al Consiglio comunale e respingo assolutamente alcuni tentativi che ci sono stati di ‘rigirare’ su di me una questione che giuridicamente non mi compete. Sono rispettoso dei ruoli degli organi consiliari e sul presidente del Consiglio non voglio e non posso incidere, per quanto mi si richieda di valutare la questione a livello politico. Diversamente – ha aggiunto d’Apollonio – non mi sottraggo a fare una valutazione politica di fronte alla costituzione di un nuovo gruppo rispetto al voto del 2016, visto che la legge mi demanda il compito di nominare gli assessori. Sono pronto a rivedere gli equilibri, ma la riorganizzazione dell'esecutivo prescinde del tutto dalla questione del presidente del Consiglio”.