Isernia, maggioranza spaccata sul presidente del Consiglio: cade il numero legale, d’Apollonio al bivio

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Ma vediamo cosa è accaduto in una giornata campale per il prosieguo dell’amministrazione comunale, che apre nuovi scenari sul centrodestra al Comune di Isernia con incognite pesanti come un macigno.

L’assise inizia con un minuto di silenzio in memoria di Domenico Pellegrino, ex presidente della Provincia di Isernia e consigliere regionale. Dopodiché, via ai fuochi di artificio.

consiglio 8 02 19 8I Popolari per l’Italia schiacciano sull’acceleratore e chiedono la sfiducia del presidente del Consiglio. Comincia col botto l’assise civica di Isernia, con Salvatore Azzolini, del gruppo Niro, che contesta come Peppino Lombardozzi, nel suo ruolo di vertice dell’assise, abbia richiesto un parere ministeriale sull’applicazione della norma 22 dello Statuto che fissa la decadenza del presidente dopo trenta mesi. Parere che ha sancito come la ‘scadenza’ del mandato possa avere efficacia solo a partire dal rinnovo del Consiglio comunale, confermando così nel suo ruolo – teoricamente – Lombardozzi.

Azzolini, tuttavia, non arretra. Parla di Consiglio travalicato nei suoi poteri, di questione che poteva e doveva essere discussa in aula, dove certamente si sarebbe raggiunto un accordo. Non una questione personale, dunque, ma di metodo. Di qui la richiesta che scuote la maggioranza di centrodestra, che rischia di andare in frantumi.

In soccorso di Lombardozzi, espressione del gruppo Iorio, arriva il capogruppo di ‘Insieme per il Molise’ Enrico Caranci, che propone invece una mozione d’ordine pregiudiziale - firmata anche dai consiglieri Lancellotta e Moscato - con la quale chiede di prendere atto dell’autorevole parere del Viminale e di passare alla discussione e alla votazione dei punti successivi all’ordine del giorno.

A tentare di mettere ordine in aula pensa il sindaco Giacomo d’Apollonio: “Ritengo che parlare di mozione di sfiducia sia improprio, più correttamente credo si debba parlare di revoca, che va richiesta da un terzo dei consiglieri - e non da uno solo - e va prevista all’ordine del giorno: nei modi dovuti, certamente se ne può discutere. Il parere ministeriale dice che una certa cosa stabilita dalla norma statutaria non si può fare e come responsabile legale dell’ente ne prendo atto. La pregiudiziale, alla luce di questo parere, ci chiede di prendere coscienza del parere e fermarci o, in alternativa, di andare avanti e votare l’ordine del giorno”.

Di fronte alla volontà di non applicare lo Statuto in forza del parere ministeriale, la consigliera d’opposizione Rita Formichelli sottolinea come, per fare ciò, bisognasse tornare in Commissione statuto e seguire la stessa procedura attuata per l’approvazione. In mancanza, ne fa una questione di democrazia violata e annuncia di volersi rivolgere alla procura della Repubblica.  "In Italia si applicano le leggi e non le sentenze - ha evidenziato - siete dei pazzi se non applicate uno Statuto approvato, in vigore e pubblicato".

consiglio 8 02 19 7In aula è stallo. Il capogruppo di Forza Italia Raimondo Fabrizio spara a zero: “La gente – tuona delle vostre beghe interne non se ne frega niente, state dando un’immagine schifosa per i vostri atti di forza e per i vostri angeli custodi dall’alto, che si fanno guerra a livello regionale. Non voglio più assistere a questi Consigli comunali: se avete problemi di maggioranza risolveteli, ma non chiedete alla minoranza di venirvi incontro, il problema è vostro e ve lo tenete. Questa città è in balia delle onde, passatevi la mano sulla coscienza. Se non siete in grado neppure di affrontarli i problemi, non dico di risolverli, allora andiamocene tutti a casa per il bene di questo Comune”.

Dopo una sospensione di 20 minuti, si torna in aula e si vota la pregiudiziale. L'assemblea si scioglie e con essa anche la maggioranza.

 

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