Villaggio post sisma, parola al Consiglio di Stato. E per ora resta un centro rimpatri

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San Giuliano di Puglia/ A otto mesi dall’insediamento del governo gialloverde, e dalla nomina di Matteo Salvini a minsitro dell’Interno, la destinazione d’uso delle casette di legno è rimasta la stessa voluta da Gentiloni e dall’ex ministro Minniti: un centro rimpatri volontari che dovrebbe ospitare 200 migranti. Intanto il prossimo 7 marzo si discuterà il ricorso presentato dalla CSE srl di Vinchiaturo, che ha impugnato la sentenza del Tar Molise con la quale erano state aggiudicate le opere di adeguamento delle casette di legno alla DB Costruzioni srl di Campobasso


di Alessandro Corroppoli


SAN GIULIANO DI PUGLIA. L’ultima volta che le luci della cronaca si sono accese sul villaggio post sisma di San Giuliano di Puglia è stato nel maggio scorso, quando il Tar Molise ha annullato l’aggiudicazione iniziale dei lavori di adeguamento delle oltre 100 casette di legno a favore della CSE srl di Vinchiaturo e, contestualmente, disposto il subentro della DB Costruzioni Srl nel contratto stipulato dall’Amministrazione comunale. Una sentenza che avrebbe dovuto mettere fine alla querelle sull’assegnazione dei lavori e avviare le procedure e i lavori di adeguamento e di sistemazione delle casette. Invece no.

La CSE, a sua volta, ha impugnato la sentenza chiedendo la revoca della stessa per un mero errore materiale. Il 15 marzo del 2016 il comune di San Giuliano di Puglia aveva indetto un bando di gara per l’affidamento dell’appalto di progettazione esecutiva e per la realizzazione delle opere di adeguamento dell’insediamento abitativo temporaneo, villaggio post sisma, per un importo di 3 milioni 54.199,62 euro. Lavori di sistemazione delle 130 casette di legno, circa 270 unità abitative, che ospitarono le famiglie sfollate dopo l’evento sismico del 2002. La miglior offerta è quella della CSE srl di Vinchiaturo che, dunque, si aggiudica la gara. La seconda classificata, la DB costruzioni, impugna il verdetto e ricorre in tribunale per far valere le proprie ragioni. Il Tar Molise, siamo nell’autunno del 2017, in un primo momento respinge il ricorso della Di Biase costruzioni, confermando l’aggiudicazione alla CSE; ma accoglie, ribaltando il verdetto, le ragioni della DB qualche mese più tardi, nel maggio del 2018. Il nuovo ricorso presentato dall’impresa di Vinchiaturo, dunque, verrà discusso giovedì 7 marzo in Consiglio di Stato a Roma.

san giuliano 1Tuttavia, a prescindere dall’esito del giudizio di Palazzo Spada, sul destino delle 130 casette di legno incombono due fattori. Il primo di natura meramente tecnica, il secondo tutto di natura politica. “Una delle ultime volte che abbiamo fatto un sopralluogo al villaggio abbiamo notato che diverse gronde di rame sono state rubate, alcuni tralicci di legno sono stati utilizzati per accendere il fuoco e anche manomessi diversi sistemi elettrici”. A parlare è il responsabile della DB Costruzioni, Antonio Di Biase, che evidenzia come la situazione e le condizioni materiali delle casette siano cambiate rispetto a tre anni fa, quando fu pubblicato il bando di gara che prevedeva un importo di oltre 3 milioni di euro. “Oggi, molto probabilmente, per tutta una serie di motivi le condizioni sono peggiorate: sarebbero necessarie una nuova ricognizione e una verifica dei lavori da fare”. Il rischio potrebbe essere quello di avere fondi per la ristrutturazione e l’adeguamento soltanto di una parte delle casette e non di tutte, senza dimenticare la messa in sicurezza che un centro rimpatri comporta.

A questo problema tecnico, se ne aggiunge uno tutto politico. Nell’aprile dello scorso anno, durante la campagna elettorale per le consultazioni regionali, Matteo Salvini arrivò in Molise e, proprio da San Giuliano di Puglia, disse: “No all’apertura di un centro accoglienza per stranieri a San Giuliano di Puglia. Se la Lega sarà al governo in Italia e in Molise, faremo di tutto perché qui non arrivino altri immigrati”. Applausi scroscianti per una rassicurazione che è stata, ed è il cavallo di battaglia del ministro dell’Interno. Ma ci son tre particolari che non lasciano dormire sonni tranquilli ai residenti dell’area del cratere. A San Giuliano non dovrebbe nascere un centro di accoglienza bensì un centro rimpatri (e sappiamo bene quanto il Ministro Salvini punti sulla politica dei rimpatri); nessuna nuova comunicazione di modifica o di annullamento del progetto è arrivata dal Ministero; il Decreto sicurezza, che smantella l’accoglienza diffusa a favore dei grandi centri d’aggregazione.

Il funzionamento di un Rva (centro rimpatri) è di competenza del prefetto, che affida i servizi di gestione della struttura a soggetti privati, responsabili del rapporto con i detenuti e del funzionamento materiale del centro. “La destinazione d’uso, ad oggi, resta la stessa: un centro rimpatri volontari per migranti. Nessuna nuova indicazione è arrivata dal Ministero dell’Interno”. Così la dottoressa Agnese Scala, vicecapo di Gabinetto della prefettura di Campobasso. In auge, dunque, rimangono le ultime indicazioni date dal Governo di Paolo Gentiloni e dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti: un centro di rimpatri volontari per migranti, con una capienza di 200, massimo 250 persone. Nessuna indicazione giunta dal vicepremier Salvini e dai tecnici del ministero competente. Questo vuol dire, ad esempio, che il prossimo 8 marzo, giorno successivo alla sentenza del Consiglio di Stato, la ditta vincitrice del bando di gara potrebbe iniziare i lavori di adeguamento delle casette di legno e dell’intera zona del villaggio post sisma dando il via, di fatto, alla realizzazione del centro.

san giuliano 2Centri che sono la punta di diamante di quel Decreto sicurezza che smantella l’accoglienza diffusa, gli Sprar, tanto predicata e voluta dai sindaci dell’area del cratere. Al 31 dicembre 2017, ultimo dato disponibile fornito dall’annuale rapporto dell’Atlante Sprar, la rete molisana dell’accoglienza diffusa è così composta: 22 enti locali coinvolti per 640 posti di accoglienza complessivi. Ventuno comuni e un ente provinciale, quello di Campobasso. Due categorie di ospiti: quelli ordinari (579) e minori non accompagnati (61). La Provincia di Campobasso ha avuto il numero maggiore di ospiti, 84, seguita da Termoli con 76 persone. Al gradino più basso del podio si piazza Agnone con 50 richiedenti asilo. Nella città capoluogo di regione sono solo 18 i richiedenti asilo. Casacalenda, Ripabottoni, Cerro Al Volturno e Scapoli i comuni che ospitano i minori non accompagnati. Numeri che sono aumentati durante i primi sei mesi del 2018: 30 gli enti coinvolti, 32 i progetti presenti in regione, 1008 il totale dei migranti di cui 81 minori non accompagnati.

Amministratori e cittadini della zona del cratere hanno già espresso la loro contrarietà all’eventualità di un centro rimpatri. Lo hanno fatto nelle sedi istituzionali e nelle piazze. “Se dovesse essere confermato tale progetto - dichiara il sindaco di Santa Croce di Magliano, Donato D’Ambrosio - siamo pronti ad alzare le barricate”. Per D’Ambrosio i tre milioni e passa previsti nel bando possono essere utilizzati “in un progetto di più ampio respiro come la Dynamo Camp per disabili, e programmare l’accoglienza dei migranti in numeri più piccoli e diffusi sul territorio favorendo l’integrazione con le comunità ospitanti, a differenza di un centro Rva che sarebbe una vera bomba sociale”.

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