Isernia, l’affondo dei Popolari: il presidente del Consiglio è decaduto, rinunci alla poltrona

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Fantozzi e gli altri i cinque consiglieri di maggioranza del gruppo Niro avvisano: la questione compete solo al Consiglio, il sindaco e la Giunta lo sanno bene. Poi l’invito a Lombardozzi: faccia un passo indietro


ISERNIA. Di crisi o di responsabilità per averla provocata, non vogliono sentire parlare. Perché non di spartizione di poltrone o lotte di potere si tratta, dicono, ma di rispetto delle istituzioni: dunque, la presidenza del Consiglio comunale di Isernia è da considerarsi decaduta per effetto del nuovo Statuto e, come tale, va rinnovata.

lombardozzi 111Nuovo affondo dei Popolari per l’Italia al Comune di Isernia. Dopo lo stallo dell’ultima assise civica, l’8 febbraio scorso, nella quale è venuto meno il numero legale, con il sindaco Giacomo d’Apollonio ritrovatosi, di fatto, senza più la maggioranza, la questione che continua a tenere banco è la permanenza in carica, o meno, del presidente del Consiglio Peppino Lombardozzi, storico uomo di fiducia di Michele Iorio. Se la nuova norma statutaria introdotta dall’articolo 22 fissa una scadenza in 30 mesi per la carica presidenziale, il ministero dell’Interno, interpellato dallo stesso Lombardozzi, ha chiarito con un parere (non vincolante) che la norma in questione non può avere effetto retroattivo, ma solo a partire dal rinnovo del Consiglio comunale. Di qui lo scontro sulla prestigiosa e ben remunerata carica, che ha di fatto spaccato il centrodestra al Comune di Isernia.

Sul punto, tuttavia, Gianni Fantozzi – capogruppo dei Popolari – Salvatore Azzolini, Vittoria Succi, Giovanni De Marco, Tiziana Pizzi ed Enzo Di Luozzo non ci stanno: non vogliono passare per coloro che la crisi la hanno provocata, ribadendo il rispetto dei ruoli istituzionali di ciascuno e, in particolare, del Consiglio comunale, troppo spesso costretto a subire decisioni imposte dall’alto da parte di big o ex big del centrodestra regionale. Di qui una lettera aperta per riportare, dal proprio punto di vista, la verità dei fatti: “L’unica questione politico-amministrativa di rilievo su cui si pone l’accento – spiegano i Popolari - è quella riguardante la statuita decadenza del presidente del Consiglio comunale e il conseguente dovere di elezione di quello nuovo”. Varie le tappe di una tormentata questione, nata già sotto il segno della polemica: difatti, sostengono i Popolari, al momento dell’elezione di Lombardozzi parteciparono al voto i consiglieri nominati assessori, “escludendo così – si legge nella lettera aperta - una parte considerevole di legittimi elettori consiglieri comunali, subentrati per surroga”.

Ma è sull’operato del presidente nel corso del mandato che, in più occasioni, i Popolari hanno puntato il dito: a cominciare dal voto contrario, rispetto al resto della maggioranza, sull’affidamento esterno della gestione dei tributi locali. Una scelta, da parte di Lombardozzi, considerata non solo “apertamente contro la propria maggioranza ma anche, ed è ciò che rileva a detrimento della funzione istituzionale, contro il proprio Consiglio comunale complessivamente considerato. Contro la propria appartenenza politica votando contro una proposta di delibera consiliare, poi approvata a larga maggioranza, anche trasversale; contro il Consiglio comunale – ribadiscono - dichiarando sulla stampa che il suo voto contrario era in difesa degli interessi dei cittadini, come se la sola presidenza del Consiglio ne fosse paladina e unica interprete degli interessi pubblici. Così, se il suo voto contrario ha solo una valenza politica, peraltro ignorata dalla parte politica di riferimento che oggi con forza ne difende la cosiddetta ‘poltrona’, dal punto di vista istituzionale la diffusione del suo messaggio pubblico è inammissibile e censurabile per il rispetto dovuto alla carica e alla volontà consiliare. Sarebbero state – aggiungono i Popolari - encomiabili le dimissioni!”.

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