Campobasso: Roxy addio.Toma ruba la scena a Battista, è già campagna elettorale

Campobasso: Roxy addio.Toma ruba la scena a Battista, è già campagna elettorale

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Il presidente, il sindaco e l’assessore illustrano le novità urbanistiche che a breve coinvolgeranno il capoluogo regionale: non solo terminal ma anche area del Selvapiana da rilanciare. Torna in auge il progetto di costruzione della sede del Consiglio regionale al posto dello storico hotel che ha segnato un periodo di splendore ormai archiviato


CAMPOBASSO. Seduti allo stesso tavolo, il governatore della Regione Molise e il primo cittadino del capoluogo regionale, assieme all'assessore Pietro Maio: è la fotografia di quello che di qui a breve accadrà. Amministrative 2019: da un lato, precisamente alla destra del sindaco, il presidente Toma che non ha fatto mai mistero di voler riportare il centrodestra (e possibilmente un sindaco direttamente riconducibile alla sua persona) a Palazzo San Giorgio. Al centro Antonio Battista che, fra una settimana avrà contezza di quale potrebbe essere l’iter di avvicinamento al secondo mandato (le Primarie rappresentano certamente il giro di boa) e alla sua sinistra Pietro Maio che in questa ‘tornata elettorale’ tutta interna al centrosinistra ha scelto di appoggiare un candidato diverso da quello sostenuto dal primo cittadino.

L’occasione per questa ‘foto di gruppo’ è la conferenza stampa per la presentazione dei lavori che a brevissimo consentiranno di completare (entro un anno ma forse anche meno) l’eterna incompiuta della città. Il ‘bruco’ giallo che dal terminal di via Vico si snoda verso via Mazzini. Sarà completato con tutto quello che manca per renderlo finalmente fruibile dall’utenza (soprattutto studenti che arrivano e partono ogni giorno dal capoluogo) mettendo così la parola fine alla mancata sicurezza di migliaia di persone che sono costrette a camminare fra le auto che arrivano spedite dalla tangenziale. Ne sarà realizzato anche un altro di ‘bruco’: scavalcherà letteralmente la rotonda e condurrà i pedoni dall’altra parte della strada, precisamente nella zona dove insiste l’Arsarp.

Il presidente Toma comunica che il vecchio Hotel Roxy, ormai ridotto ad un edificio fatiscente e a rischio crollo (come ha rimarcato Battista) sarà abbattuto per fare posto alla nuova sede del Consiglio regionale così come ipotizzato un decennio fa quando uno dei suoi predecessori, Michele Iorio, diede il via all’operazione di acquisizione (non senza polemiche visti i costi della compravendita) dell’hotel cittadino, emblema di una città che ormai non esiste più.

L’assessore Pietro Maio prende per primo la parola per comunicare l’imminente avvio dei lavori di completamento dell’attraversamento pedonale sopraelevato (il bruco, appunto) che collega il terminal dei bus a via Mazzini (precisamente nella zona dove insiste l’edicola). Una incompiuta, come è stato rimarcato anche dal sindaco Antonio Battista, che non ha perso nel corso del lungo periodo trascorso dal progetto alla realizzazione la sua utilità. Il progetto di completamento e quello riguardante la realizzazione del ‘gemello’ che sempre dal terminal porterà i pedoni oltre la rotonda, dal lato di via Vico (dove c’è l’Asarp in pratica) sono stati aggiudicati alla ditta Pallante, il contratto è stato sottoscritto il 12 dicembre scorso e i lavori sono stati consegnati il 4 febbraio. Partiranno a brevissimo e interesseranno prima il completamento di quella sopraelevata che ormai fa parte di Campobasso da troppo tempo, il ‘bruco’ che collegherà il terminal bus a via Mazzini. Un milione 940mila euro l’importo complessivo: 640mila euro per pavimentare, illuminare e dotare di adeguata copertura e di ascensori quel tratto i cui lavori sono di fatto solo da completare. La restante somma invece servirà per realizzare l’altra sopraelevata, che avrà le identiche caratteristiche (tecnicamente viene indicato come il ‘ramo C’). Due infrastrutture a servizio delle migliaia di persone che ogni giorno raggiungono il terminal e da lì poi devono arrivare in centro città, in condizioni di pericolo costante. I lavori, come da contratto sottoscritto dall’impresa Pallante, dovranno essere completati prima del prossimo inverno.

Il sindaco Battista, nel ringraziare il presidente Toma, non può fare a meno di evidenziare che le progettualità e gli iter per rendere concrete queste due infrastrutture sono comunque partiti nel 2016 quando, a Palazzo Vitale, sedeva Paolo di Laura Frattura. Il primo cittadino puntualizza, ma senza alcun intento polemico. E sottolinea all’attuale presidente che occorrerà realizzare anche un’altra infrastruttura, un percorso che dal terminal porti a San Giovanni: poche centinaia di metri che però tireranno fuori dall’isolamento uno dei quartieri più popolosi della città. E poi il collegamento dal terminal alla stazione attraverso la ‘lottizzazione Tedeschi’ con l’ampliamento dei marciapiedi, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la messa in sicurezza del percorso. Per il Sindaco Battista, ferrovia e trasporto su gomma devono avere necessariamente una interazione diversa, ottimale e di certo più utile ai viaggiatori che così avranno maggiore possibilità di poter raggiungere l’una o l’altra stazione a piedi.

Il governatore Toma condivide le indicazioni del sindaco ma comunque assesta il primo colpo. “Le risorse ci sono, sono quelle del Patto per il Molise utilizzate solo al 50% perché gli interventi messi in campo nel periodo precedente sono stati di intensità debole. Campobasso deve cambiare, di qui a tre anni. Altrimenti sarà una città morta. La Giunta regionale ha una idea ben precisa e la metterà in campo insieme all’Amministrazione comunale ( quale? ndr). Intanto i fondi per abbattere il Roxy ci sono: una demolizione finalizzata alla costruzione della sede del Consiglio regionale. Poi la valorizzazione del Nucleo industriale, la realizzazione di scuole sicure. Di Biase poi dovrà ricostruire il fabbricato crollato in via Gazzani, grazie a Dio senza vittime o feriti. Sull’area di Selvapiana abbiamo già un investimento programmato per rivalutare l’area sotto il profilo delle infrastrutture sportive con la realizzazione di un campo da rugby”. Tante idee, è evidente. Ma è lo stesso Toma che ammette: ci vuole un po’ di calma, visto il momento elettorale. “Ma a breve ci sarà una Campobasso diversa. Questo è l’anno in cui i fondi dovranno ricadere sui territorio e su Campobasso che è il centro del Molise. Ho una visione del futuro di questa città ben chiara e precisa e il tempo è galantuomo”, avverte ancora.

La notizia del giorno, di certo, è quella che riguarda l’abbattimento del Roxy, richiesto da anni e da più parti soprattutto dopo l’incendio che ne ha definitivamente decretato la morte. Abbatterlo per ricostruire la sede del Consiglio regionale, così come da progetto risultato vincente al concorso di idee voluto proprio dalla Regione. Un edificio nuovo, moderno e che consentirà di risparmiare sulle centinaia di migliaia di euro che ogni anno la Regione (e quindi i molisani) sborsa per pagare gli affitti delle varie sedi istituzionali. Non solo una nuova sede quindi ma anche la rivoluzione degli spazi intorno, anche se le idee di presidente e sindaco sono un po’ diverse soprattutto a riguardo dell’area dell’ex Romagnoli che potrebbe avere anche un ruolo rilevante nel panorama culturale cittadino che mostra segni di impensabile vitalità. “Abbiamo 15mila prenotazioni per la mostra di Mc Curry – dice ancora Toma – ed è un numero straordinario per la nostra città”. I sopralluoghi nello storico e ormai abbandonato Hotel Roxy sono già stati effettuati, si lavora ad una ipotesi di project financing stante la somma parecchio al di sopra delle possibilità per la realizzazione della nuova casa dei molisani (l’abbattimento e la eliminazione delle macerie potrebbe attestarsi sui 2 milioni di euro, fondi già disponibili).

C’è sempre e solo un problema, il solito: i collegamenti (sia su gomma che su rotaia) che sono il primo pensiero del mattino e l’ultimo della sera del presidente Toma. Le infrastrutture sono la bacchetta magica per uscire dall’isolamento e aprirsi al turismo, a nuove industrie, ad aziende che vogliano investire e creare occupazione. “Non ci dormo la notte” ammette Donato Toma.

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