La Lega in frantumi, Calenda punta il dito: nel partito di Salvini vige il pensiero unico, o ti allinei o sei fuori

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Il consigliere regionale di Isernia commenta il provvedimento di espulsione comunicato nuovamente ieri sera ad Isernia dal responsabile nazionale Panza. “Il mio voto ora è libero, potrò portare ancora alla luce le conseguenze del ‘dolce far nulla’ dell’assessore al Lavoro” commenta Mena Calenda. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Aida Romagnuolo che non molla la presa e attacca frontalmente Mazzuto, assessore esterno da 15mila euro l'anno. Da lei anche un 'velato' avvertimento alla Giunta Toma: da oggi qualcuno inizierà a ballare la tarantella. Maggioranza consiliare traballante, quindi, come largamente prevedibile: i due voti delle esponenti leghiste non sono più così sicuri


CAMPOBASSO. Deluse ma non sconfitte. Anzi, motivate a fare di più e meglio con la consapevolezza che la posizione politica all'interno del Consiglio regionale, paradossalmente, si è rafforzata: due voti importanti, in Consiglio regionale, che se spostati con le minoranze potranno creare non pochi problemi alla tenuta e alla coesione della maggioranza. Cosa che è già capitata solo martedì scorso.


Filomena Calenda, il giorno dopo l’espulsione (che di fatto era stata già annunciata e ieri è stata ribadita dal responsabile nazionale organizzazione della Lega, Alessandro Panza), è ancor più sicura di aver fatto la cosa giusta. Assieme alla collega Aida Romagnuolo ha chiesto e non ottenuto condivisione delle scelte politiche, ha criticato l’operato dell’assessore regionale del suo partito, ha posto un problema che né la Lega né il governo regionale hanno voluto affrontare.

Il partito nel quale entrambe sono state elette nell'aprile scorso, che viaggia a gonfie vele ormai in quanto a preferenze, ha scelto la strada dell’espulsione, la maggioranza della quale fino a martedì hanno fatto parte 'senza se e senza ma' ha preferito non discutere (evitando di affrontare la mozione di sfiducia politica presentata martedì scorso in Consiglio regionale).

“Sì, sono delusa da questo partito e dal metodo che usa: mi sarei aspettata condivisione, collaborazione, mediazione. Non è andata così – dice Mena Calenda che in una nota stampa ha voluto ringraziare chi, in questo momento politico, ha scelto di stare dalla sua parte -. Con il Governo amico avrei preferito discutere delle problematiche del Molise invece ci si muove per decretare l’espulsione ma sin dalla conferenza stampa sapevo bene a cosa sarei andata incontro. E l’ho fatto lo stesso, ho scelto – tra i due mali – quello minore: come ho sempre detto, ci sono questioni che non possono aspettare, che devono essere affrontate e risolte e credo che siano questi i problemi veri, quelli a cui dare ascolto e risposte. Mi riferisco alle vertenze del lavoro, quelle che coinvolgono ancora gli ex Ittierre ad esempio. Oppure i lavoratori della Formazione che sono, ogni marted,ì sotto il Consiglio regionale a chiedere ascolto. Ad ogni modo, credo sia arrivato il momento di voltare pagina. Già troppo tempo e troppe parole sono state spese, ora è arrivato il momento di tornare a lavorare per il bene comune”.

Mena Calenda ha imparato qualcosa anche da questa vicenda. “Sì, anche la politica segue le logiche di una società in cui spesso l’apparenza ha la meglio sulla realtà. Ciò che credevo e che si presentava come nuovo è più vecchio e desueto del sistema che ha governato l’Italia e la Regione Molise per decenni. Oggi più che mai al suo interno vige il principio del pensiero unico, o ti allinei o sei fuori. Chi mi conosce sa che non posso accettare tutto questo! Il provvedimento di espulsione che mi è stato comminato è lo specchio di un partito che, nel fingere ciò che non è, in Molise rischia persino di scomparire. Non ho la bacchetta magica ma sono certa che dopo la mia estromissione e quella della collega Aida Romagnuolo nella Lega ci sarà spazio per tutti quei vecchi volponi della politica, quei soliti noti che non aspettavano altro. Probabilmente il denunciare questo modus operandi da Prima Repubblica, non è piaciuto a chi fa lo stesso anche a livello nazionale. Il popolo, comunque, non ha gli occhi chiusi e ciò che è accaduto, sono certa, lascerà il segno in cabina elettorale”.

Voltare pagina, quindi, andare avanti avendo sempre ben in mente il motivo per il quale gli elettori l’hanno scelta, votata ed eletta.

“Tutto questo non scalfirà il mio impegno in Consiglio Regionale, anzi, da oggi in poi avrò ancor di più le mani libere per poter lavorare per tutti coloro che continuano a credere in me e, in generale, per tutti i miei corregionali. Non vedo l’ora di affrontare questa nuova sfida che mi appresto a iniziare senza vincoli, senza imposizioni dall’alto, potendo finalmente agire esclusivamente per il mio popolo. Da ieri è come se fossi stata eletta nuovamente. In questi mesi, nonostante sia una neofita del Consiglio Regionale, ho portato a casa discreti risultati: sicurezza degli edifici scolastici, dializzati, violenza di genere e nei confronti di minori, trasporti pubblici, e tanto altro ancora. Nonostante l’immobilismo di taluni personaggi della giunta regionale che ha fortemente rallentato una macchina già lanciata, i risultati del mio operato sono più che positivi. Da oggi, però, il mio impegno sarà ancora più assiduo; continuerò a portare in Consiglio le istanze dei più deboli, di quelli che stanno subendo le conseguenze di questo dolce far nulla nell’ambito delle Politiche del Lavoro e del Welfare. Se già in passato ho perorato la causa degli ex dipendenti Ittierre, ex Gam e dei tanti molisani in difficoltà, da ora in poi io sarò il loro microfono, anzi, il loro megafono! Una sfida che non mi fa paura. Il mio voto peserà molto in Consiglio regionale. Un voto che utilizzerò esclusivamente per il bene dei molisani”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Aida Romagnuolo che, in aula martedì scorso, ha dichiarato di essere ancora parte della maggioranza, sostenendo Toma e Salvini. Il suo commento, invece, lascia trasparire molto altro.

Calpestata la forma più elementare di democrazia: espulse dalla Lega senza appello, per il solo motivo di aver contestato il coordinatore regionale Mazzuto per ‘totale e accertata inadeguatezza’. Assessore esterno, Mazzuto non è stato mai votato dal popolo molisano - attacca frontalmente Aida Romagnuolo -  e grava sulle tasche dei cittadini molisani per circa 150 mila euro all'anno. Ovvero 750 mila euro per l'intera legislatura.

Ma così non sarà e presto dovrà andare a casa. Una spesa enorme, inaccettabile per i tanti disoccupati molisani e un'offesa per i tanti giovani che lasciano il Molise per andare all'estero. Adesso in Consiglio Regionale del Molise, qualcuno dovrà iniziare a ballare la tarantella, perché nulla sarà più come prima. Avanti tutta, viva i molisani, viva il Molise”.

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