Civitacampomarano, Federico accusa Toma e interroga Conte: è immobile, valutiamo se sostituirlo

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Il portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati interroga il presidente del Consiglio dei Ministri sulla situazione del borgo molisano, minacciato da un ampio fronte franoso e al momento ‘emarginato’ anche dalle azioni istituzionali necessarie: “ Il presidente-commissario straordinario non fa nulla e dice assurdità come l’idea di ‘spostare’ il paese in un altro luogo”

CAMPOBASSO. L’imponente movimento franoso che minaccia Civitacampomarano, che ha messo in ginocchio uno dei borghi più suggestivi del Molise. L’inerzia delle Istituzioni che, di fronte ai rischi e ai disagi enormi patiti dalla comunità, non muove un dito.

Antonio Federico, portavoce alla Camera dei Deputati del Movimento 5 Stelle, punta il dito contro il presidente della Regione, Donato Toma, che in qualità di commissario, “non ha ancora mosso un dito: non esiste uno studio che accerti la tipologia del dissesto idrogeologico, quindi non è possibile capire se e quando la frana si fermerà. In questo modo – dice l’onorevole Federico - i cittadini di Civitacampomarano, soprattutto gli sgomberati, non conoscono il proprio futuro né possono programmarlo”.

Per questo il deputato molisano ha interessato direttamente il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, affinché siano trovate soluzioni immediate.

“Il Governo - dice ancora Antonio Federico - finora si è mosso dando attuazione alle disposizioni previste per l’erogazione dei contributi autorizzabili a seguito degli eventi meteorologici che hanno interessato il Molise nel gennaio 2017. Ma ora tocca alla Regione Molise muoversi. Toma, in qualità di commissario, non ha mai avviato uno studio che accertasse la ‘storia’ della frana, mancano quindi le risultanze tecnico-scientifiche fondamentali per capire come e dove intervenire, quindi dati imprescindibili per dare risposte ai cittadini”.

Lo studio del fronte franoso permetterebbe di capire, ad esempio, quante e quali abitazioni possono essere recuperate. Di conseguenza i cittadini sarebbero messi nelle condizioni di decidere se utilizzare i contributi che hanno ricevuto per recuperare casa propria oppure se utilizzarli per delocalizzare, e magari acquistarne una altrove, come previsto dalla legge.

“È una questione di primaria importanza perché la norma che riguarda i danni al patrimonio popolare prevede che se i cittadini sgomberati decidessero di andare a vivere in un'altra casa e poi le loro vecchie abitazioni fossero definite di nuovo agibili, sarebbero costretti a ridare indietro i soldi ottenuti. Insomma, qui si gioca con la vita e con il futuro di tante famiglie. Per questo ho informato il premier Conte tramite una interrogazione in cui chiedo al presidente di intervenire per velocizzare gli adempimenti dovuti dalla Regione Molise. Dobbiamo far presto, quindi se la Regione continuerà con il suo immobilismo bisognerà valutare anche la sostituzione del Commissario attuale”.

Il presidente-commissario Toma, come da decreto di nomina, ha le precise funzioni di effettuare la ricognizione dei fabbisogni relativi al patrimonio pubblico e privato, lo studio dell’areale per verificare l’evoluzione del fronte franoso e predeterminare l’impossibilità di recuperare il sito, quindi giustificare delocalizzazioni anche definitive. “Tuttavia, fino ad oggi, ha solo rilasciato assurde dichiarazioni, addirittura messe a verbale in Consiglio regionale, per le quali il paese andrebbe spostato altrove per fare di Civita un museo a cielo aperto. Invece di dire certe cose, cominci a lavorare” conclude stizzito Federico.

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