Comunali, ‘Io amo Campobasso’ ha un sogno: una città solidale, accogliente e inclusiva

Comunali, ‘Io amo Campobasso’ ha un sogno: una città solidale, accogliente e inclusiva

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Continua la costruzione del programma di governo del capoluogo di regione. Fari puntati su accoglienza, disoccupazione giovanile e femminile, partecipazione aperta e costruttiva alla costruzione di un modo nuovo di occuparsi del proprio futuro


CAMPOBASSO. Secondo step del programma del laboratorio civico ‘Io amo Campobasso’. Una città inclusiva quella che i firmatari del manifesto ‘immaginano’ nella vision di governo del capoluogo.

“Un luogo accogliente, sicuro e adatto alle esigenze di ciascuno. I protagonisti e destinatari sono tutti i cittadini: bambini e anziani, disabili e stranieri, tutte le persone con i propri bisogni” spiegano in una nota i due referenti, Paola Liberanome e Mario Davinelli.

Perché parlare e ragionare di inclusività? Ce ne è ancora bisogno?

“Si parte dalla convinzione che ciascun essere umano debba vivere la propria quotidianità nella massima autonomia e sicurezza, partecipando alla società in maniera piena ed effettiva, indipendentemente dall’età, dallo stato di salute, dalle peculiarità psico-fisico, dalle caratteristiche linguistiche e culturali. Mirare ad essere una città inclusiva per Campobasso significa avere come obiettivo innanzitutto di costruire la coesione territoriale e sociale sul tema, condivisa con tutti i campobassani; in secondo luogo, progettare lo spazio urbano in modo da renderlo privo di barriere fisiche e culturali, attraverso l'inserimento di luoghi per l'incontro e il confronto, non solo al centro della città, ma anche nelle aree periferiche che più necessitano di attenzione e terzo, poi, progettare azioni e politiche inclusive, rimuovendo gli ostacoli di tipo fisico (luoghi, servizi, prestazioni inaccessibili) e di tipo comportamentale (atteggiamenti, luoghi comuni, pregiudizi, prassi, omissioni). In sintesi: migliorare la qualità della vita”.

Una visione che si concretizza in una “comunità solidale e accogliente - continuano Liberanome e Davinelli - che mette al centro i diritti umani delle persone, contrastando l’esclusione sociale e favorendo l’integrazione, coinvolgendo tutti gli attori del territorio, ognuno per la propria competenza, favorendo una partecipazione attiva che risponda a criteri di democrazia di qualità, misurata in termini di libertà, partecipazione, accoglienza, integrazione, responsabilità e trasparenza delle Istituzioni”.

Quali gli strumenti di questa modalità di partecipazione? “Attraverso la progettazione di interventi partendo dai bisogni delle persone e delle comunità; un sistema di monitoraggio civico di politiche, servizi e appalti pubblici; la creazione di spazi di incontro e promozione dell’associazionismo e aggregazione; creazione di spazi in cui cittadini, associazioni, comitati abbiamo occasioni per dire la loro sulle decisioni che li riguardano, con particolare attenzione alle donne, ancora oggi vittime della diseguaglianza di genere, e ai giovani con percorsi nelle scuole”.

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