Isernia, presidente del Consiglio ancora nel mirino: Formichelli e i Popolari tornano alla carica

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Pronta la nuova richiesta di convocazione dell’assise per votare il nuovo vertice ai sensi del nuovo Statuto, con la maggioranza di centrodestra ben lontana dall’aver raggiunto un accordo sul da farsi. L’esponente di opposizione: “Emergenza democratica, il sindaco e i suoi non possono decidere quando applicare o meno una norma. E Lombardozziera obbligato a convocare la seduta consiliare subito dopo l'8 febbraio”


di Pasquale Bartolomeo


ISERNIA. Ne fa una questione di “emergenza democratica”. E non esita a parlare di “deriva”, di fronte alla mancata approvazione dello Statuto nella sua interezza, puntando il dito contro il sindaco Giacomo d’Apollonio e il presidente del Consiglio Lombardozzi.

Rita Formichelli torna alla carica e si prepara a trascinare un centrodestra ancora spaccato in aula. La battagliera consigliera d’opposizione, dopo aver firmato la volta scorsa la richiesta di una seduta consiliare dove fosse all’ordine del giorno l’elezione del nuovo presidente del Consiglio, ai sensi dell’articolo 22 del nuovo Statuto dell’ente – argomento sul quale l’assise si è interrotta lo scorso 8 febbraio, per sopravvenuta mancanza del numero legale e con la maggioranza di centrodestra spaccata su come procedere – si prepara a ripresentare una richiesta identica alla precedente.

Perché l’assise si tenga, sono necessarie 7 firme: a febbraio furono i 6 consiglieri dei Popolari per l’Italia più la stessa Formichelli a sottoscrivere l’istanza di convocazione dell’assise, strategia che sarà ripetuta anche stavolta, già lunedì prossimo, 18 marzo.

Non possiamo consentire a un sindaco di decidere arbitrariamente quando applicare o meno un articolo dello Statuto comunale – tuona l’avvocato – Nessuno, neppure il primo cittadino, può permettersi di esautorare il Consiglio dai suoi poteri normativi, visto che lo Statuto è stato approvato all’unanimità da tutti noi, con tanto di delibera pubblicata sul sito dell’ente dalla quale si evince che il presidente Lombardozzi, nel giorno dell’approvazione, ha dato esecuzione all’articolo 22 per la parte che riguarda la nomina del vicepresidente, individuato nella persona di Giovancarmine Mancini. Quello stesso articolo – continua Formichelli – per il quale è stato successivamente richiesto da Lombardozzi un parere ministeriale che non ha nessun valore vincolante e che ci si vuole incaponire a rispettare in maniera ossequiosa quando, altre volte, da parte di quest’amministrazione si è preferito ignorare sentenze del Tar”.

Non solo: Formichelli evidenzia anche come, dopo l'interruzione della seduta dell’8 febbraio per mancanza del numero legale, il presidente Lombardozzi fosse “obbligato a riconvocare ad horas il Consiglio ai sensi del Tuel, il Testo Unico degli enti locali, in quanto non era stata programmata una seconda convocazione. Ma dall’8 febbraio si preferisce non fare più Consiglio comunali, con tanti problemi irrisolti che ha questa città. Per questo, se loro non vogliono venire in Consiglio, penserò io a chiederne subito la riunione. E si badi – argomenta – Si dovrà ripartire dall’ordine del giorno dell’altra volta, quindi dall’elezione del presidente del consesso. Non provino a portare prima il bilancio in aula per sistemare le loro beghe e poi a discutere dell’elezione del presidente”.

Lo Statuto, insomma, “va rispettato dal sindaco e dal Consiglio stesso. E se un articolo non va in vigore non può deciderlo nessuno arbitrariamente: l’unica via è tornare in Commissione Statuto e cambiare la norma. Altrimenti – conclude Formichelli - come ho già detto in aula, mi vedrò costretta ad andare in procura per difendere i principi cardine della democrazia, che qui vengono calpestati come nulla fosse”.

 

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