Comando militare Esercito, Ortis ‘tuona’ in aula: soppressione da evitare, il presidio resti in Molise

Comando militare Esercito, Ortis ‘tuona’ in aula: soppressione da evitare, il presidio resti in Molise

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Il portavoce in Senato del Movimento 5 Stelle è intervenuto in aula a difesa del CME Molise sottolineando il rilevante ruolo che riveste il presidio anche sotto il profilo della gestione delle emergenze


CAMPOBASSO. Nel 2014, l’allora ministro Roberta Pinotti diede il via libera al decreto che di fatto consentiva la soppressione del Comando Militare Esercito ‘Molise’. Un presidio che il portavoce in Senato del Movimento 5 Stelle, Fabrizio Ortis, ha deciso di difendere. E lo ha fatto anche ieri, nel corso del suo intervento in aula.

“Non si può consentire che la nostra regione perda ulteriori presìdi sul territorio, i molisani non sono inferiori a nessuno e meritano dignità pari agli altri cittadini” ha ‘tuonato’ Ortis che ha voluto prendere posizione per evitare un provvedimento di soppressione non giustificabile né sotto l’aspetto della produttività né sotto quello dei costi di esercizio.

“Lo scorso primo marzo - ha riferito in aula il senatore - ho fatto visita ufficiale presso il CME Molise e, in quell’occasione, ho avuto modo di conoscere sia il livello d’integrazione sul territorio del Comando, unico ente dell’Esercito presente in regione, sia la professionalità e la determinazione di tutto il personale, che da sempre rappresenta un sicuro punto di riferimento per l’intera comunità locale.

Gli indicatori previsti dal decreto legislativo 7 del 2014 traggono ispirazione da logiche aziendali, per cui un provvedimento di soppressione di un ente dovrebbe dipendere o dalla scarsa produttività o dagli eccessivi costi di esercizio. Per il CME, tuttavia, non è questo il caso: per quanto riguarda l’indice di produttività, l’ente è al di sopra di molti reparti presenti in regioni ben più popolose; per quanto riguarda invece i costi di gestione, essi ammontano a una spesa annua di circa 60.000 mila euro, mentre l’eventuale chiusura graverebbe paradossalmente sul bilancio della Difesa per almeno 400mila euro, necessari tra l’altro solo a garantire soltanto l’indennità di trasferimento del personale militare disciplinata dalla Legge 86 del 2001”.

Il portavoce Ortis ha poi evidenziato come la paventata chiusura del CME determinerebbe, per la prima volta nella storia unitaria italiana, che una regione non abbia più alcun presidio militare sul territorio.

“Un precedente unico e inaccettabile – ha rimarcato - con conseguente affidamento al CME Abruzzo di tutte le attività presidiarie e promozionali per il reclutamento, delle iniziative nel campo del collocamento al lavoro dei militari congedati, di quelle di raccordo con le istituzioni locali e di front office con il pubblico; attività queste, cosi come già ipotizzato dal Comando abruzzese, di difficile attuazione. Per ultimo – ha concluso Ortis - ma non meno importante, la sciagurata ipotesi di una soppressione aprirebbe la questione delle emergenze; a tal proposito mi preme ricordare come il territorio molisano sia considerato tra le zone, così come la storia ci ha più volte insegnato, a più alto rischio sismico d’Europa”.

Pertanto, in caso d’emergenza, il Molise sarebbe l’unica Regione italiana a non avere alcun presidio militare che assicurerebbe la vitale, quanto immediata funzione operativa e di coordinamento per il rapido e corretto funzionamento della macchina militare.

“No, dunque, al depauperamento dei presìdi sul territorio” ha sottolineato con forza il senatore Ortis che ha chiesto al Ministero della Difesa di adoperarsi per garantire il mantenimento della struttura in regione, auspicando un potenziamento delle sue funzioni.

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