Comunali, quando la coerenza non paga. Pilone: aspettavo questo momento, hanno deciso altrove

Comunali, quando la coerenza non paga. Pilone: aspettavo questo momento, hanno deciso altrove

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Il consigliere comunale da 20 anni sempre dalla stessa parte politica e sempre su quello identico scranno che occupa dalla sua prima elezione a Palazzo San Giorgio. Una storia politica che parla di valori non negoziabili


di Lucia Sammartino

CAMPOBASSO. Un’aula desolatamente vuota, un solo posto occupato. Quello che, da venti anni, è lo scranno di Francesco Pilone che entrò per la prima volta nell’aula consiliare di Palazzo San Giorgio che aveva 27 anni.

Niente Consiglio comunale sul Bilancio, manca il numero legale. “Avremmo dovuto discutere dell’atto principale di un’amministrazione, dopo la nota del Prefetto che ci ricorda le scadenze, invece nulla. E’ la prova di una maggioranza in frantumi, che non ha i numeri e che sta scrivendo l’epilogo più brutto” dice Francesco Pilone, consigliere comunale del movimento civico ‘Democrazia Popolare’, che in quest’aula – dove si decidono le sorti della città – siede da due decenni.

Certo, il clima elettorale si fa sentire. I colleghi che ‘passano’ da una parte all’altra come moderni saltimbanchi della politica e ragionano di altro. Di liste e di migrazioni, di nuove scelte politiche e di scenari di vittoria (che poi sono quelli che fanno gola, nei momenti elettorali).

Dove tira il vento, lì si sgomita per farsi spazio, portando in dote quel bagaglio elettorale che si sposta senza distinzioni, composto da amicizie e parentele, da persone alle quali restituire un favore. Con la politica, tutto questo c’entra davvero poco.

Difficile da capire e da digerire per uno che è stato sempre dalla stessa parte, con coerenza e determinazione.

“Eh già, da venti anni sono stato sempre seduto qui – dice Pilone indicando lo scranno dove siede anche adesso, in un’aula deserta - e sempre dalla stessa parte. La coerenza è un valore, per me che ancora oggi avverto forte la spinta motivazionale: sono in quest’aula perché ci credo, perché ho voglia – ancora – di fare qualcosa di concreto per la mia città e per chi ci abita.

Ho ancora quell’emozione del primo giorno quando varco quella soglia, ho sempre accesa la fiamma del rispetto e della passione per quello che faccio. Non ho un passato familiare che mi ha portato ad interessarmi di politica, ho gravitato e lo faccio ancora, nel mondo cattolico, associativo e del sociale. Credevo e credo ancora in valori che non sono negoziabili”.

Grande consenso elettorale, quello l’ha sempre avuto. Oltre 400 voti nelle passate elezioni che ne hanno fatto il più votato nell’opposizione di Palazzo San Giorgio.

E un sogno nel cassetto. Fare il sindaco. Non per ragioni che non siano solo quelle legate alla passione, all’amore verso la propria città e alla competenza ormai acclarata, dopo decenni passati a fare politica non solo dentro il palazzo ma soprattutto fuori. Fra le persone, nel cuore dei problemi e delle esigenze.

“Sono 20 anni che aspetto questo momento – dice, guardando l’aula vuota – ho lottato per rivendicare un ruolo diverso che premiasse l’appartenenza e la coerenza. Oggi invece le indicazioni romane ci dicono altro. Quando ho iniziato a fare politica – ricorda ancora - non esisteva il centrodestra, esistevano i movimenti civici che si riconoscevano nei valori, nelle idee e nelle progettualità. In questi decenni abbiamo assistito a passaggi da un campo all’altro, io sono rimasto sempre nello stesso posto. Che non è solo questo scranno , è l’appartenenza politica e valoriale. Il centrodestra ha poi ereditato il potenziale costruito dai movimenti civici moderati che ho rappresentato”.

Il momento per rivendicare una candidatura a Sindaco, dopo 20 anni di esperienza sempre dalla stessa parte, sembrava arrivato quindi. Anni di opposizione e proposizione, di problemi portati all’attenzione, di studio e verifica degli atti, di impegno continuo e costante. E invece no, arriva l’alleanza nata ad Arcore, a migliaia di chilometri da Campobasso, e le indicazioni sono diverse, calate dall’alto.

“Avevamo chiesto le primarie nel centrodestra e non se ne è fatto nulla – dice ancora Pilone – sottolineato l’esigenza di un percorso diverso, ci hanno persino chiesto i curricula.

Vorrei solo chiedere al governatore Toma perché il no ai nomi che abbiamo proposto, perché non si è potuta trovare una sintesi. Io mi auguro che non ci sia alcuna rottura del centrodestra in vista, mi auguro che tutto si ricomponga con un candidato che possa essere di sintesi rispetto agli obiettivi che sono il bene della città e dei suoi cittadini. Sono ancora fiducioso che qualcosa possa accadere”.

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