Bilancio, contromanovra Pd: Toma aumenta le tasse e taglia i servizi, ecco le nostre proposte ‘salva Molise’

Bilancio, contromanovra Pd: Toma aumenta le tasse e taglia i servizi, ecco le nostre proposte ‘salva Molise’

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Un opuscolo di 90 pagine racchiude gli emendamenti e gli ordini del giorno al documento programmatico che domani arriva in aula. Dalle imprese buone all’azzeramento dell’Irap per gli esercizi commerciali delle aree interne, dalla ‘vertenza Isernia’ per gli uffici regionali alla questione Sanità, con i reparti di Senologia e Cardiologia del Veneziale di fatto ‘sospesi’. Dall’emergenza lavoro alle crisi Gam e Ittierre mai risolte


di Lucia Sammartino

 CAMPOBASSO. La ‘contromanovra’ del Partito Democratico è racchiusa in un opuscolo di circa 90 pagine che raccontano quello che non funziona nel primo documento di finanza regionale dell’era Toma, da domani pomeriggio al vaglio del Consiglio regionale.

Una manovra sorda, autoritaria, senza cuore né anima e senza una visione di quello che si vuole fare -  per il Molise e i molisani, per cittadini e imprese -  per i prossimi tre anni: un’analisi, quella del Pd, che boccia su tutta la linea la ‘vision’ del governatore.

“In effetti non è una manovra – affonda subito il coltello nella piaga Micaela Fanelli, capogruppo regionale del Pd – perché dalla lettura di tutti i documenti emergono con chiarezza due sole cose: il governo regionale non mette a fuoco nessuna scelta, non enuncia l’importo delle risorse a libera destinazione né le scelte effettuate.

Non riduce la pressione fiscale, destinata ad aumentare per il tavolo Sanità, si introducono tasse secondarie o occulte, lascia irrisolte questioni pendenti come le principali crisi aziendali, Gam e Ittierre su tutte. Le scelte politiche principali non sono enunciate nei documenti ma declinate verbalmente da Toma che parla – solamente, però - di contrarietà al regionalismo differenziato e delle proposte di legge da approvare per commercio e artigianato”.

Nota dolente anche quella relativa alla modalità con la quale la fase di studio del Bilancio è stata portata avanti. “Avremmo voluto effettuare una analisi dei tagli, degli spostamenti di risorse ma non abbiamo avuto il dettaglio dei capitoli di spesa né l’accesso alla piattaforma Urbi, ostracismo questo che sarà oggetto di specifica verifica in ogni sede”.

E poi tagli al sociale, nessuna liquidità per le imprese, nessun investimento per lo sviluppo, tagli agli sprechi enunciati ma non quantizzati, riorganizzazione e riqualificazione del personale non esplicitate, percorso di riforme astratto e senza collegamento con la governance complessiva del sistema istituzionale. E ancora, "non c’è coerenza interna né esterna nei documenti, il che rende il Defr il frutto sconnesso di tanti apporti settoriali diversi senza organicità. Manca l’impostazione per realizzare il controllo di gestione, per obiettivi sensibili, è evidente l’assenza di informazioni politiche e su partite rilevanti, come il Contratto istituzionale di Sviluppo, le aree di crisi e le leggi di settore”.

E se si guarda oltre il confine regionale, la politica del governatore Toma, secondo il Pd, non chiarisce affatto quale posizione prendere in merito al regionalismo differenziato, alla flat tax che avrebbe effetti negativi sul Mezzogiorno, all’ecotassa, ai tagli ai trasferimenti regionali, alla mannaia che si abbatte sul trasporto pubblico locale, all’aumento del costo della benzina in regione.

Seppure il parere dei revisori dei conti non sia negativo, la manovra non è caratterizzata da un semaforo verde – dice la Fanelli – restano condizioni strutturali rispetto ai rilievi della Corte dei Conti sulla parifica e anche soggetti indipendenti come Moody’s classificano il rating in Ba2 cioè qualità medio bassa".

Il Pd allora tenta la strada della proposta, sebbene il muro innalzato dalla maggioranza sembri parecchio alto. Emendamenti, ordini del giorno, proposte di ‘collaborazione’ per cercare di modificare un quadro che – ad oggi – non sembra avere i colori della speranza di poter davvero ingranare la marcia.

“Come ha certificato la Svimez, la nostra è una cittadinanza limitata – dice subito Micaela Fanelli senza troppi giri di parole – e questo è un bilancio che parla di aumenti di tasse, di non scelte. Le nostre valutazioni sono fortemente critiche e non è il classico gioco delle parti: non ci limitiamo a dire no, a protestare contro i provvedimenti adottati a maggioranza. Noi abbiamo deciso di documentare le nostre proposte, di scrivere una vera e propria ‘contromanovra’ perché vogliamo che sia chiara la diversa visione dell’impostazione di programmazione economico-finanziaria della nostra regione”.

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