De Micheli ‘vota’ Battista: dal Pd la spinta per il bis a Palazzo San Giorgio

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Paola De Micheli è un vulcano. Questa sera ‘accompagna’ Antonio Battista in uno dei tanti incontri aperti alla cittadinanza per parlare di quanto fatto e di quanto ancora si può fare. Ruoli istituzionali importanti, nella sua Piacenza e nel Governo. Positiva, concreta, spigliata con una spiccata dote comunicativa – la stessa che le riconosce Battista - che fa sembrare tutto semplice e chiaro.

“Sono un’operaia della politica, sono qui perché deve arrivare forte e chiaro il segnale del Partito Democratico alla cittadinanza che si appresta a scegliere il proprio sindaco. Le decisioni di queste ore sono emotive, sentimentali ma anche pratiche e concrete. Ed è giusto riflettere con voi delle ragioni aggiuntive per le quali occorre votare convintamente Antonio Battista.

de micheliProbabilmente molti cittadini pensano che l’azione amministrativa messa in campo per quanto riguarda le scuole sia stato un atto dovuto. Invece è stata una scelta, verso la comunità, che ha un doppio valore – dice la De Micheli – perché, nelle ristrettezze economiche in cui versano tutti gli enti locali italiani, decidere di investire nelle scuole e nella sicurezza significa investire in cultura.

Una scelta politica chiarissima. E’ bene ricordare agli elettori che le conquiste non sono per sempre: se cambiano le amministrazioni, quelle conquiste finiscono”.

De Micheli arriva da Piacenza, che due anni fa ha sperimentato la Lega al governo cittadino. “Noi avevamo una città a misura di bambino perché investendo nelle nuove generazioni si evita lo spopolamento, oggi si è messo in discussione anche il diritto ad avere un buon pasto alla mensa scolastica, per risparmiare qualche decina di migliaia di euro. Una conquista che non è più tale”.

Torna sul ‘bando periferie’ il vicesegretario del Partito Democratico, dopo il gancio lanciato da Antonio Battista. “Un progetto al quale ho contribuito ma che si è scontrato con un’altra visione, quella del Governo Conte che guarda all’immediato: invece di sforzarsi di trovare i fondi, ha preferito, in cambio del consenso, depauperare una visione di futuro.

La riqualificazione delle periferie evita lo scontro sociale, abbatte il senso di ingiustizia. Una battaglia da fare, insieme: anzi spero di non farla, con questo Governo”.

Figlia di una famiglia povera, come dice con orgoglio e sorridendo, ha sperimentato che il sapere, la conoscenza, la cultura e la competenza sono le marce in più per arrivare ovunque. Ed è per questo che il tema delle competenze non è secondario. Anche e soprattutto nella gestione della macchina amministrativa. “Competenze e valori, quelli che predichiamo ma perché li pratichiamo” dice ancora, strappando l’ennesimo applauso.

“Ho dato uno sguardo al programma del centrodestra, mi sono fermata al primo punto e ho capito tutto. La povertà. Sono 160 le famiglie che hanno necessità di un sostegno. E il candidato della Lega cosa propone? Un osservatorio. Se sai che ci sono 160 famiglie bisognose di attenzione, a che serve l’osservatorio? Servono politiche, azioni. La povertà è la dignità ma chiede risposte, vicinanza, cose concrete. Non di certo un osservatorio”.

Infine l’appello agli indecisi, ai cattolici e alle donne che sono la parte della cittadinanza più tentata dal voto al centrosinistra, per le politiche valoriali che mette in campo, distanti anni luce da quanto avviene nel campo avverso.

Dalle parole e dalle azioni che diventano gesti che non parlano il linguaggio dell’inclusione sociale, dell’attenzione e del rispetto, di valori e sentimenti. “Hanno ancora qualche riserva, convinciamoli che noi possiamo rappresentare la comunità di Campobasso”.

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