La batosta di Campobasso, Iorio: sconfitta politica, risultato punitivo. Toma ne prenda atto e agisca di conseguenza

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Il ‘già’ presidente della Regione, oggi riferimento regionale del patto Fitto-Meloni, analizza il risultato del centrodestra che a Campobasso ha bocciato il candidato dello schieramento


di Lucia Sammartino

CAMPOBASSO. Michele Iorio non ha dubbi. “E’ stata una sconfitta politica: il risultato, 70 a 30, non lascia spazio ad altre supposizioni. Soprattutto in considerazione di come sono andate, invece, le cose a Termoli”.

Il ‘già’ presidente della Regione - oggi riferimento sul territorio del patto Fitto-Meloni assieme al collega, e compagno (ma non in termini politici, è evidente) di tante avventure Quintino Pallante – ha una sua chiave di lettura della sconfitta elettorale subita ieri dallo schieramento di cui è parte fondante e integrante da decenni.

“La responsabilità è complessiva – dice subito, sgomberando anche il campo da possibili domande sugli eventuali attori principali della débacle – a Campobasso c’è tutto l’apparato burocratico della Regione, un campo sociale ampio e quello di ieri è, a mio avviso, un risultato punitivo che merita una seria riflessione e gli accorgimenti conseguenti”.

Facile oggi il gioco dello scaricabarile al quale, da ‘grande saggio’ della politica, Michele Iorio si sottrae.

“Un anno dopo le elezioni regionali, questo dato deve essere affrontato, discusso con la disponibilità a ragionare dei temi e delle soluzioni”.

Inutile nascondersi dietro strani motivi, come ad esempio quello che viene ‘agitato’ ormai come la bandiera bianca dietro la quale il centrodestra a Campobasso si è arreso. Le modalità con le quali è stato individuato il candidato sindaco, questo il nodo sul quale l’attenzione è alta: nessun coinvolgimento del territorio, delle esperienze politiche maturate in loco. E non è bastato essere la novità del panorama politico, l’essere un candidato dell’altra metà del cielo come se questo potesse dare – di diritto – maggiori possibilità.

“Io sono del parere che l’elettorato abbia voluto punire un determinato modo di fare politica, per me è stato un messaggio chiaro. Una punizione anche del metodo con il quale si è arrivati alla scelta del candidato, ma naturalmente questo mio pensiero va al di là della persona, di Maria Domenica D’Alessandro che io ho visto sola e in difficoltà. E’ mancato l’apporto del centrodestra, è vero”.

Il candidato sindaco sconfitto ieri sonoramente al ballottaggio, con un distacco in termini di voti impensabile visto l’esito del primo turno, è espressione della Lega.

Gioco facile anche dire che Luigi Mazzuto dovrà assumere la responsabilità della batosta? “Non credo si possa ridurre tutto ad una singola questione né tantomeno penso che si possa far finta che non sia accaduto nulla. Bisogna correggere il tiro, questo sì, sul piano del metodo di governo e anche su quello che ‘governa’ la maggioranza, che deve essere coesa mentre invece non c’è alcuna condivisione. Cosa mi aspetto dal presidente Toma? E’ un uomo intelligente, credo che dovrà modificare il quadro programmatico e politico. I problemi si risolvono individuando cosa vuole fare il centrodestra perché oggi, nello schieramento, ciascuno viaggia per proprio conto”.

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