Cronaca di una morte annunciata: Giustini chiude il Punto nascita di Termoli

Cronaca di una morte annunciata: Giustini chiude il Punto nascita di Termoli

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Il giorno più nero per la sanità bassomolisana: la struttura commissariale, con decreto recante la data di ieri, 25 giugno, firma la sospensione di ogni attività dal 1^ luglio prossimo. Fonti vicinissime al governatore: ecco spiegato perché non hanno voluto Toma commissario. Il sindaco Roberti: non sapevamo nulla


TERMOLI. Angelo Giustini sarà ricordato come colui che non farà più nascere bambini a Termoli. Il commissario ad acta della Sanità regionale, con un decreto controfirmato dal subcommissario Ida Grossi, condanna a morte il Punto Nascita dell’ospedale San Timoteo: dal 1^ luglio prossimo le mamme termolesi saranno costrette a recarsi a Vasto, in Abruzzo, o a San Giovanni Rotondo, in Puglia, per mettere al mondo un figlio.

Come si legge sull’atto commissariale recante la data di ieri, 25 giugno 2019, “attesa anche la grave situazione di carenza di organico presso il presidio ospedaliero di Termoli, più volte segnalata da codesta azienda, si rende necessario e non più procrastinabile procedere ad adempiere alle indicazioni ministeriali, attraverso la chiusura del Punto nascita presso il presidio ospedaliero San Timoteo di Termoli. Tanto rappresentato, si dispone che codesta azienda ponga in essere le azioni necessarie ad assicurare con la massima celerità la sospensione di ogni attività presso il Punto Nascita di Termoli e la chiusura dello stesso, con ogni adempimento consequenziale”.

Le indicazioni ministeriali, dunque: ancora una volta, è il famigerato Decreto Balduzzi a creare sconquasso con le sue fredde cifre. Cinquecento parti l’anno o si chiude, a Roma con oltre 2 milioni di abitanti come a Termoli con 35mila: e nella città adriatica, con 353 nuovi nati al 31 dicembre 2018, si è ben lontani dal traguardo. Stessa tendenza, anzi peggiore, nel primo trimestre 2019: 74 parti, con il Comitato Percorso Nascita nazionale che ha richiesto alla Regione Molise di “procedere alla chiusura del Punto Nascita di Termoli e all’attivazione di accordi interregionali per l’accoglienza delle partorienti presso i Punti Nascita dell’Abruzzo”. Accordi di cui, ad oggi,  non c’è traccia.

Niente possibilità di deroga, come fu ottenuto dall’ospedale di Isernia ai tempi del commissario ad acta e governatore Paolo Frattura, dopo la quale il reparto del Veneziale, riorganizzato profondamente, è riuscito a superare la fatidica soglia dei 500 e a restare in piedi. Non così nella città adriatica, dove la mannaia del Tavolo tecnico interministeriale ha confermato la chiusura del reparto tanto nel verbale del 21 novembre 2018, quanto nel più recente dell’11 aprile scorso. Al San Timoteo, per effetto del provvedimento commissariale, del reparto di Ostetricia resterà in piedi solo l'attività ambulatoriale per i controlli e gli esami periodici in gravidanza; niente più ricoveri dal 30 giugno e, entro il 7 luglio, smaltimento di tutta l'attività in essere; diversamente, l'Unità operativa di Ginecologia resterà aperta.

La decisione, piombata come un fulmine a cile sereno, è stata ufficializzata stasera dallo stesso Giustini in un incontro con una ventina di sindaci, vari amministratori, medici e operatori sanitari del basso Molise tenutosi stasera a Termoli. Chi sperava in un confronto con possibilità di apertura, è rimasto basito, con in testa il neo sindaco Francesco Roberti, padrone di casa, che annuncia decisioni forti e che lamenta, in un'intervista a Primonumero, l'assenza di concertazione e di aver appreso della cosa solo dalla stampa.

La redazione di isNews ha provato a contattare telefonicamente il governatore Toma, a Bruxelles per impegni istituzionali, senza riuscirvi. Fonti governative, tuttavia, non risparmiano un primo, amarissimo commento: “Ecco perché i Cinque Stelle hanno voluto a tutti i costi un commissario esterno, merop esecutore di ordini dall'alto. Nessun politico avrebbe consentito una cosa del genere sic et simpliciter. Noi avremmo lottato fino all’ultimo per trovare una soluzione meno dolorosa. Ora, finalmente, si scoprono le carte”.

Ma davvero i Cinque Stelle, con la propria nutrita truppa regionale e parlamentare, accetteranno di buon grado la decisione commissariale, nonostante il forte consenso registrato in basso Molise, in costante aumento, o proveranno a intercedere presso il loro ministro della Salute, Giulia Grillo?

 

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