Senza ospedali né medici, Calenda: “Altro che cambiamento, questo è il governo del fallimento”

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La riflessione della presidente della IV Commissione consiliare che rimarca la gravità delle dichiarazioni rese circa il presunto ‘scambio’ per la sopravvivenza del punto nascita di Isernia, l’assoluta mancanza di politiche atte a rilanciare quello di Termoli e il limite dei 1000 parti all’anno che di fatto taglierà altri presidi sanitari


CAMPOBASSO. E’ solo un anticipo di quello che accadrà a breve. Mena Calenda, presidente della IV Commissione consiliare, è pessimista. “La chiusura del Punto Nascite della città di Termoli è l’anticamera di quello che accadrà nella nostra regione se non ci sarà subito una levata di scudi generali, che parta dai rappresentanti delle istituzioni e che coinvolga ogni singolo cittadino. Una terra dove è vietato nascere non può avere futuro”.

Penalizzati dai numeri, come avviene da troppo tempo ormai, ma anche da “una gestione della cosa pubblica che antepone gli aspetti economico-finanziari ai servizi offerti e garantiti, di fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo di un territorio. Ancor più grave – continua Calenda - è che i tagli riguardino l’ambito sanitario, muovendosi sempre sul sottile e delicato confine del diritto alla salute.

I segnali che provengono da Roma sono tutt’altro che incoraggianti, vedasi il recente ridimensionamento che sta investendo anche i presidi ospedalieri di Isernia e Agnone. Il governo del cambiamento in poco più di un anno si è tramutato nel governo del fallimento – ha continuato il consigliere regionale –. L’unica soluzione individuata per rientrare dal debito sanitario è stata la chiusura dei reparti e la sospensione di prestazioni essenziali. Non servivano di certo degli esperti per arrivare a queste conclusioni. Ci si aspettava di meglio, si sperava che, almeno per un volta, gli interessi del Molise e dei molisani fossero presi in considerazione”.

Anche Mena Calenda commenta il contenuto della nota ministeriale diffusa ieri e che di fatto adombra il sospetto di un vero e proprio ‘scambio’ teso alla sopravvivenza di un punto nascita, quello di Isernia.

“Trovo di una gravità unica, inoltre, le dichiarazioni del ministro della Salute, Giulia Grillo, circa la necessità di salvare soltanto uno tra i reparti neonatali di Termoli e quello di Isernia. Scelta poi caduta su quest’ultimo grazie anche alla mobilitazione di questi ultimi anni e a una strategia vincente, che ha portato a un incremento delle nascite (superiori alle 500 annue). Un ragionare secondo una logica del ‘mors tua vita mea’ che mira a innescare dissidi e campanilismi tra i molisani, che ora più che mai, invece, devono restare compatti e uniti. Le considerazioni da fare sono altre. Perché, ad esempio, in Basso Molise ci si è mossi solo all’ultimo momento, perché tante donne hanno deciso di partorire fuori regione, in particolare presso l’ospedale di Vasto? Anche in questo caso, sulla scorta di quanto accaduto a Isernia, la politica poteva e doveva impegnarsi di più, facendo del Punto nascite del San Timoteo un reparto di riferimento non solo per i comuni limitrofi, ma anche per le neomamme abruzzesi e pugliesi”.

Il Presidente della IV Commissione, inoltre, ha commentato anche l’indiscrezione secondo cui il numero di parti minimi annui per il mantenimento del servizio sarà portato da 500 a 1000. “Se tale notizia dovesse avere fondamento – ha spiegato – a breve rimarrà in piedi solo il reparto neonatale di Campobasso. Una situazione che diventerà insostenibile. I tecnici romani non tengono conto delle peculiarità del nostro territorio, delle condizioni delle strade, molte delle quali ridotte a poco più di una mulattiera. Ci diano allora i fondi per realizzare arterie veloci, soprattutto per far fronte al problema delle malattie tempo dipendenti. Non serve prendersela con i commissari, che sono solo degli esecutori di ordini; la vera battaglia si gioca in Parlamento dove, purtroppo, la maggior parte dei nostri rappresentanti dimostrano una totale condiscendenza rispetto a dei provvedimenti che stanno distruggendo il nostro Molise”.

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