Comunità montane in liquidazione, il Pd chiede di stabilizzare i dipendenti

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Con una mozione con cui si chiede il loro inserimento nel piano di assunzioni regionale. Sono circa 600 i precari storici della Regione


CAMPOBASSO Una messa in liquidazione infinita, un inutile aumento di spesa per i commissari, decine di dipendenti (padri e madri di famiglia) che ancora non sanno come e se saranno reimpiegati, una mancata attuazione della legislazione regionale sulle comunità montane.

Il gruppo regionale del Pd ha presentato una mozione per la stabilizzazione dei dipendenti delle Comunità Montante in liquidazione e il loro inserimento nel piano di assunzioni regionale.

“Un nuovo atto – ha spiegato il capogruppo Micaela Fanelli - che segue quelli proposti per le altre vertenze di lavoro, come quella che interessa la Gam di Bojano, per la quale, nel mese di agosto, il Consiglio Regionale ha approvato un ordine del giorno, partendo dalle nostre proposte, che ancora aspetta una risposta da parte del Governo regionale”.

“Sul versante Comunità Montane – ha aggiunto - dopo l’ultima proroga dei nuovi quattro commissari nominati dal Governatore Toma (in carica fino a dicembre 2019, con un’indennità mensile di 2.000 euro ciascuno), considerata la procedura per le assunzioni attivata della Regione Molise, che dovrebbe essere attuata a breve con avvisi pubblici, per il Partito Democratico una necessità non più rinviabile è quella di prendere in considerazione la situazione degli oltre 50 dipendenti”. Da qui l’invito al governatore Toma di stabilizzarli nell’organico regionale, che si accompagna alla richiesta di attivare un confronto con i sindacati e la commissione consiliare competente.

I consiglieri del Pd hanno inoltre sollecitato la Regione nel proseguire con la procedura di liquidazione, così come previsto all'interno delle decisioni adottate con la Legge di Stabilità 2019, eliminando tutte le spese che riguardano i costi dei commissari ad acta.

“Questa mozione – ha concluso Fanelli – segue e completa l’ordine del giorno presentato in Consiglio Regionale agli inizi di agosto, attraverso il quale abbiamo chiesto al governatore una compiuta valutazione dei fabbisogni e la ricognizione delle risorse umane attualmente impiegate, dalla Regione. Il tutto per una valorizzazione finalizzata alla partecipazione alle fasi attuative del Piano triennale, con specifico riferimento alla necessità di approfondire le posizioni dei cosiddetti ‘precari storici’, che risultano essere circa 600. A fronte di questa situazione complessiva e che Toma fa finta di non vedere, esiste il problema specifico dei dipendenti delle Comunità montane. È giuridicamente e moralmente un obbligo occuparsi di queste situazioni, che meritano chiarezza e rispetto”.

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