Il futuro del Molise riparte dall’Università. Boccardo: la Regione non resti a guardare il treno che passa

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“Perché da noi riparta l’economia e l’occupazione, perché sia salvaguardata la coesione sociale e perseguito il benessere della popolazione, è indispensabile realizzare un modello di sviluppo che, certo, abbia al centro le nostre eccellenze e peculiarità (ambiente e qualità della vita, produzioni agricole e artigianato, cultura e turismo, il poco manifatturiero che resiste) ma il tutto con un atteggiamento innovativo e non solo di compiaciuta conservazione. L’industria 4.0, la globalizzazione dei mercati e l’internazionalizzazione delle nostre esportazioni, lo sviluppo e diffusione delle nuove tecnologie informatiche in tutti i processi produttivi, richiedono, pretendono una nuova classe di lavoratori: più colti e informati, digitali e padroni delle lingue, evoluti e flessibili, con una qualificazione continua ed una solida preparazione di base – dice il segretario regionale -. La nostra scuola già fa miracoli con le poche risorse a disposizione e con troppi edifici bisognosi di ristrutturazione (anche per garantire la sicurezza a lavoratori e scolari/studenti), con troppo precariato fra il corpo docente e negli amministrativi e il consueto balletto delle supplenze e chiamate ad inizio d’anno. La nostra Università rappresenta già un’eccellenza nel panorama degli Istituti di alta formazione del Meridione, per la qualità dei corsi di studio e del corpo docente, per i piani didattici e per i tanti ragazzi che sforna, laureati che, purtroppo, poi devono emigrare per dare fondo alle loro competenze e realizzarle nel lavoro. Che da noi manca.”

Ma si deve fare di più, a parere della Boccardo. “Se davvero ora, a livello nazionale, qualcosa si sblocca, dobbiamo essere pronti a declinare in dialetto molisano il diritto allo studio, il superamento dello stato di precarietà dei ricercatori, il riconoscimento della professionalità dei lavoratori della cultura, della formazione e della ricerca, l’assunzione di nuovo personale per dare più forza alla nostra scuola e all’Università. Spero solo che la politica molisana, che gli amministratori regionali e di quant’altri hanno competenza in proposito, abbiano coscienza di queste opportunità che si vanno delineando, che pretendano di aver parte nei progetti e di avere parte delle risorse economiche. Questo, della nuova programmazione di scuola, università e ricerca, è un treno che sta partendo. Vediamo di non restare sul marciapiede a guardare i binari.”

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