Senologia, retromarcia a metà: a Isernia proseguono gli interventi programmati

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Ma solo fino al nuovo Piano operativo sanitario. Poi si vedrà, però i numeri non depongono a favore del servizio nel capoluogo pentro. La comunicazione di Toma in Consiglio. Intanto le ‘carte’ che provano l’esistenza del centro al Veneziale sin dal 1999


ISERNIA. Riflettori ancora accesi sulla ‘vertenza Senologia’ a Isernia. Stamani il governatore Donato Toma, in Consiglio regionale, ha annunciato, contrariamente alla posizione esposta dal direttore generale dell’Asrem Lucchetti in una relazione letta in aula lo scorso martedì, la possibilità di continuare ad eseguire presso l’ospedale Veneziale gli interventi alla mammella programmati. Ma solo fino alla stesura del nuovo Piano Operativo Sanitario.

Una ‘vittoria’ dal gusto amaro, però. Perché solo parziale. La quiete prima della tempesta, insomma. In quanto, le linee guida che segnano il passo, anche per il futuro, prevedono un reparto ogni 250mila abitanti, con una casistica di 150 nuovi casi. E, facendo i conti, resterebbero così in vita un centro di secondo livello a Campobasso, con la chirurgia e tutte le attività specialistiche del caso, e un ambulatorio a Isernia.

Tutto quanto prodotto al Veneziale in vent’anni, in termini di servizi, esperienza e competenze, verrà dunque smantellato. Perché, se per l’Asrem – sempre stando all’ormai famigerata relazione del dg, letta da Toma in Regione – “al Veneziale non risulta mai istituita una unità di senologia, ma solo attività di primo livello”, spuntano le ‘prove’ che evidenziano il contrario.

Il centro esiste eccome, dal 1999. La giunta regionale, con propria delibera numero 1219 del 13 agosto 1999, quando alla guida del Molise c’era Marcello Veneziale, “ha proposto – tra le altre cose - di attivare (presso la Asl 2 Pentria) sotto forma di sperimentazione i centri per l’ipertensione arteriosa, per le terapie antalgiche, per i disturbi del comportamento alimentare e per un centro di Senologia”. Delibera cui ha fatto seguito, il 9 dicembre del 1999, una delibera del direttore generale dell’Usl 2 Pentria, Renato Gamberale, per l’attivazione del centro di Senologia “proposto dal responsabile della divisione di Chirurgia di Venafro”.

Non è tutto. A marzo del 2001, con provvedimento del direttore generale facente funzioni dell’Usl pentria, Sergio Tartaglione, fu disposta l’assegnazione dei dirigenti sanitari Ettore Rispoli e Francesca Scarabeo al dipartimento Materno Infantile – UOC di ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Isernia, al fine di “incrementare l’offerta attiva e la fruizione dei servizi a favore della popolazione femminile, con integrazione tra struttura ospedaliera e strutture territoriali, sia provvedendo all’accertamento diagnostico e al trattamento chirurgico e medico, sia seguendo con il follow-up il decorso della malattia e curando la diffusione dell’informazione per migliorare le possibilità diagnostiche, fornendo le informazioni per una più attenta diagnosi differenziale e precoce del carcinoma mammario, la cui incidenza nella nostra regione è stimata del 4,4% e fra il 4,45 e il 6,2% per le regioni limitrofe”.

Insomma, un centro esistente e attivo da vent’anni. Che, nel 2003, è stato addirittura tra i primi tre in Italia per la diagnosi e il trattamento del cosiddetto linfonodo sentinella. Un presidio perfettamente operante, in un ospedale (il Veneziale di Isernia) dotato di attrezzature, fino ad oggi, considerate idonee e necessarie, in ogni caso, per l’esistenza di una ‘breast unit’, quali: oncologia, medicina nucleare, accesso intraopertorio di un anatomopatologo (proveniente una volta a settimana da Campobasso, ndr), chirurgia, rianimazione, radiologia.

Un centro con numeri importanti, che il territorio intende mantenere in vita. La battaglia di cittadini, comitati ed esponenti politico-istituzionali non è finita.

 

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