Niente donne in Giunta, Fanelli e Facciolla: strappo istituzionale, solo Molise senza quota rosa

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Dopo che la maggioranza non ha accolto la richiesta di rinvio avanzata dai dem ed è andata al voto, respingendo la proposta di legge che prevedeva la modifica dello Statuto, per garantire la presenza femminile nell’esecutivo. La posizione del gruppo Pd condivisa dalle consigliere Calenda, Romagnuolo e Manzo


CAMPOBASSO. Niente donne nella Giunta regionale, non passa la proposta di legge, prima firmataria la capogruppo del Pd Micaela Fanelli, finalizzata a garantire, attraverso la modifica dello Statuto, la quota rosa nell’esecutivo di Palazzo Vitale.

“Uno strappo istituzionale”, così lo ha definito la dem, nella conferenza stampa che ha tenuto insieme al consigliere e segretario del Partito democratico Vittorino Facciolla.

“Non potendo essere presente, per motivi personali, al momento del voto – ha chiarito Fanelli – avevo chiesto al consigliere Facciolla di chiedere il rinvio della discussione sull’argomento, che per prassi e correttezza si concede sempre quando a invocarlo è il primo firmatario. Con un diktat del governatore Toma – ha aggiunto - la maggioranza non lo ha concesso ed ha voluto votare, respingendo la proposta, che era stata licenziata in Prima commissione, dopo che noi ci eravamo impegnati ad accogliere un compromesso e la richiesta emendativa del centrodestra, che prevedeva uno slittamento dei termini: l’obbligo della presenza femminile in Giunta non da questa, ma dalla prossima legislatura”.

Una questione di metodo, ha rimarcato Fanelli, per la quale è stata violata la prassi e posto un vulnus nei rapporti tra maggioranza e opposizione, a cui si aggiunge il merito. “Il tasso di natalità in questa regione è bassissimo – ha affermato ancora la dem - tanto che nel 2065 questa regione rischia di perdere altri 85mila abitanti, con le città di Campobasso e Termoli rase a zero. A questo si aggiungono anche i numeri dell’occupazione: 65mila lavoratori e 41mila lavoratrici. La parità non c’è nell’unica regione italiana senza donne nell’esecutivo regionale, pur avendo il Consiglio più ‘rosa’ della sua storia. L’assessore Mazzuto, che ha la delega alle Pari opportunità, su questa questione ha mostrato una sensibilità bassissima”.

“E’ questa – ha aggiunto ancora Fanelli - una battaglia che non ho condotto nella precedente legislatura, quando mi si sarebbe potuto dire che lo facevo per avere una poltrona. Ma è una questione di principio, una battaglia che condurremo anche nelle sedi giudiziarie, aspettando il pronunciamento del Tar su un ricorso presentato un anno fa, grazie anche all’impegno della consigliera di parità”.

“Quella avvenuta l’altro giorno è stata una situazione surreale – ha affermato da parte sua Vittorino Faciolla – non è stata accolta la richiesta di rinvio, mentre nessuno della maggioranza si è degnato di intervenire per illustrare la posizione della coalizione prima del voto. Davvero una brutta pagina per il Consiglio regionale – ha rimarcato il consigliere – qualche valutazione sbagliata in passato è stata fatta, io stesso ho votato uno Statuto che non prevedeva l’obbligo della quota rosa. Non c’è parità se non ci sono donne nel Governo di una Regione”.

Al fianco di Fanelli e Facciolla, pur non essendo presenti materialmente presenti alla conferenza stampa, le consigliere di maggioranza Mena Calenda e Aida Romagnuolo, che hanno preso le distanze dalla posizione del centrodestra e la consigliera del M5s Patrizia Manzo. Tutte a favore della quota rosa. E della modifica dello Statuto.

Carmen Sepede

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