La senologa Scarabeo lascia l’ospedale di Isernia, le ragioni e lo sfogo in una lettera aperta

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Lo stimato medico dopo le battaglie per la permanenza al Veneziale del servizio di Senologia ha chiesto ed ottenuto il trasferimento a L’Aquila


ISERNIA. Una scelta sofferta quella della dottoressa Francesca Scarabeo, chirurgo senologo, di lasciare il Veneziale di Isernia dopo anni di lavoro e sacrifici. Ma le recenti disposizioni dell’Asrem e il dimensionamento del servizio di Senologia nel capoluogo pentro hanno spinto la professionista a guardare altrove. Dal 4 novembre scorso lo stimato medico è entrata in servizio presso l’Asl dell’Aquila, non senza salutare la sua ‘terra’ con una lettera aperta.

“Purtroppo è vero, dopo tanti anni 28 per la precisione, il mio progetto di vita il mio progetto professionale, la mia grande passione, il sogno di curare la DONNA di Fornelli, di Miranda o di Frosolone o di Sesto Campano, di Castrocielo, di Cervaro, di Vairano, di Roccamonfina, con la stessa accuratezza, con gli stessi presidi di ultima generazione con la stessa competenza, correttezza, professionalità, etica ed umanità, come la DONNA nata in centro a Milano è tristemente naufragato.
Dopo anni di sacrificio, dopo oceani di lacrime asciugate per ogni diagnosi comunicata, dopo aver superato difficoltà ed ostacoli di ogni professione, ma dopo aver resistito per anni ad ingiustizie e dispetti, ma anche dopo aver presentato relazioni e posters a congressi nazionali ed internazionali, dopo aver partecipato a gruppi di studi multicentrici, ma soprattutto dopo aver curato e GUARITO migliaia di pazienti mi sono arresa.
Non mi vergogno di confessare che è stata una decisione difficile e sofferta, presa in tante notti insonni, ma con il cuore in mano, e con grande rammarico mi sono dovuta arrendere. Si può sopportare molto, si può sopportare tutto, ma nessun essere umano deve essere umiliato per 'permettergli' di svolgere il proprio lavoro. A nessun medico può essere imposto di fare un elenco di pazienti di cui potersi occupare e di altri no. È come chiedere ad un genitore di salvare uno solo dei figli. Allora non c'è scelta.
'Tu proverai si come sa di sale lo pane altrui, e come é duro calle lo scendere e'l salir per l'altrui scale. 'È una sconfitta di tutti, della classe politica in primis, ma nonostante tutto da orgogliosa e testarda molisana, resterò a vivere nella terra che amo e resterò, come mi chiamano, la dottoressa sociale. Un grande abbraccio a tutti”.

 

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