Due pasionarie per Toma: Calenda o Romagnuolo verso l’assessorato

Due pasionarie per Toma: Calenda o Romagnuolo verso l’assessorato

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Rimpasto d’Epifania verso la conclusione: Mazzuto dirottato verso un ente subregionale


CAMPOBASSO. Rimpasto d’Epifania a un passo, per il presidente della Regione Donato Toma. Con l’anno nuovo, il governatore vuol ricomporre i cocci della sua maggioranza, apparsa troppo ‘liquida’ e variabile dopo l’ultimo Consiglio regionale prenatalizio sui trasporti, che ha visto il governo regionale finire sotto. Decisivi i voti di Michele Iorio, Aida Romagnuolo e Mena Calenda, che hanno sconfessato la linea Niro del doppio gestore e votato con Pd e Movimento 5 Stelle.

Risultato: Toma, nella conferenza stampa di fine anno, ha detto chiaramente che alcune deleghe saranno riviste e riequilibrate “così come potrebbe essere rivista la stessa formazione dell’esecutivo. Potrebbero esserci una o due donne, tutte donne o tutti uomini, io ho sempre ragionato non guardando alle quote rosa, ma al merito”.

Insomma, il rispetto della quota rosa in Giunta appare ormai non più rinviabile. E, considerando le fibrillazioni interne, la soluzione più a portata di mano appare quella di ‘recuperare’ una delle due ex consigliere della Lega, poi espulse dal partito di Salvini per l’aperta contestazione all’operato dell’assessore e coordinatore regionale Luigi Mazzuto. Proprio quest’ultimo, secondo indiscrezioni, sarebbe il principale indiziato del rimpasto: per lui, membro esterno della Giunta, si profilerebbe la possibilità di un incarico a capo di un importante ente subregionale, mentre al suo posto la spunterebbe una tra Calenda e Romagnuolo.

L’isernina, forte di una maggiore esperienza politica alle spalle – già consigliere al Comune di Isernia, assessore esterno alla Provincia proprio con Mazzuto presidente che la nominò per la questione del rispetto delle quote rosa, è attuale segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale nonché presidente della IV Commissione consiliare permanente Politiche Sociali. Di recente, è stata anche nominata a capo della Commissione speciale sulla sanità. Ex ioriana di ferro e poi militante di Forza Italia - partito con cui è stata eletta al Comune di Isernia alle ultime amministrative del 2016 – è passata nelle file del Carroccio nel 2018, dove ha conquistato l’elezione a Palazzo D’Aimmo con un’ottima affermazione personale. Da sempre impegnata sul sociale, il suo eventuale ingresso in Giunta continuerebbe a far pendere la bilancia del governo regionale sulla provincia di Isernia, potendo Toma già contare su Roberto Di Baggio e Vincenzo Cotugno (espressione della città pentra il primo e di Venafro il secondo), oltre all’altro assessore isernino Mazzuto.

Diversamente, la Romagnuolo, che viene da Casacalenda, sarebbe un nome che riequilibrerebbe la rappresentanza del territorio nell’esecutivo, essendo il basso Molise non contemplato nella Giunta Toma. Neofita della politica, la pasionaria ex capogruppo della Lega, oggi a capo del movimento Prima il Molise, può avvalersi dei consigli del marito Lorenzo Lommano, funzionario regionale che ben conosce la macchina amministrativa e che, da buon spin doctor, sa come dirigerne i movimenti nel modo che ritiene più giusto. La consigliera è risultata spesso l’autentica spina nel fianco nella maggioranza, all’interno della quale ha più volte manifestato dissenso nonostante un’apparente condivisione di argomenti con il governatore e i suoi assessori. Il 16 dicembre scorso, le va dato atto, è stata l’unica rappresentante del Consiglio regionale a manifestare a Roma con i molisani per la difesa della sanità pubblica, guadagnandone sicuramente in termini di visibilità e consensi.

Toma, insomma, tra le due ha l’imbarazzo della scelta. La nomina arriverà ad horas e, siamo certi, sarà di quelle che comunque faranno rumore. Ma politicamente la mossa permetterà in ogni caso al presidente di non dover essere ostaggio di singoli voti: con la surroga, infatti, al posto di una delle due ex leghiste entrerebbe in assise il giovane Domenico Ciccarella, che permetterebbe a Toma di guadagnare un sicuro consenso in aula.

 

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