Isernia, l’Asrem trova i soldi per i turni aggiuntivi dei medici

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Incontro la l’Azienda sanitaria e i primari. Per il 2019 i pagamenti per le prestazioni extra contratto volte a colmare la drammatica carenza di organico saranno sbloccati, ma per quest’anno il problema si ripropone


ISERNIA. Prestazioni aggiuntive prossime a essere saldate, nei confronti dei medici dirottati ad Agnone per almeno 5 mesi a ‘coprire’ il turno di notte. Questo l’esito della riunione effettuata nella giornata di ieri, 28 gennaio, tra il direttore sanitario di presidio, Celestino Sassi con i primari dell’ospedale ‘Veneziale’ di Isernia.

Sassi è stato di recente delegato dal commissario straordinario Asrem Maria Virginia Scafarto all’acquisto delle prestazioni aggiuntive su base volontaria, ovvero a impiegare un budget di cui è stato dotato da parte dell’azienda sanitaria per acquisire forza lavoro oltre le 38 ore settimanali stabilite dal contratto collettivo nazionale. Si tratta, in parole povere, di 10-12 ore in più (a 50 euro l‘ora) da effettuare presso le strutture ospedaliere aziendali in presenza di carenza di organico e impossibilità anche momentanea di coprire i relativi posti con personale in possesso dei requisiti di legge. Una prassi ormai consolidata, in provincia di Isernia, vista la tragica carenza di personale che affligge medici, in particolare anestesisti, infermieri e altri operatori. Ma che ha visto l’incepparsi di qualche ingranaggio, nelle varie fasi di transizione attraversate negli ultimi mesi dall’Asrem, tra dirigenti andati via più o meno volontariamente e commissariamenti vari. Finora, lo sblocco delle prestazioni aggiuntive era stato effettuato a macchia di leopardo, ma almeno per il saldo delle prestazioni 2019 i soldi dovrebbero essere stati trovati, sanando così situazioni di attesa protrattasi dal maggio scorso (come nel caso di alcuni ortopedici) o di pagamenti parziali.

Messo a conoscenza delle esigenze dei primari, Sassi avrebbe tuttavia ravvisato l’insufficienza del budget a sua disposizione: nel 2019, anno in cui erano state chieste numerose prestazioni aggiuntive in anticipo, c’erano variabili che da quest’anno non esistono più (ad esempio, medici andati in pensione e ben lontani dall’essere sostituiti, visto che i pochi concorsi banditi sono tra l’altro andati deserti). Di qui la necessità di rappresentare nel dettaglio, mese per mese, la difficile situazione alla Scafarto, cui toccherà decidere, al più presto, se bandire altri concorsi per coprire i vari posti vacanti, se stanziare altri fondi o, malauguratamente, accorpare reparti per cercare di tamponare l’emergenza.

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