A Bruxelles nell’albergo della Merkel, Greco attacca: altro che buoni padri di famiglia

A Bruxelles nell’albergo della Merkel, Greco attacca: altro che buoni padri di famiglia

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La contestazione del consigliere regionale del M5s sulle spese sostenute dalla delegazione regionale


CAMPOBASSO. Costi della politica, il capogruppo del M5s Andrea Greco contesta le spese sostenute dalla delegazione regionale, impegnata a Bruxelles per la Settimana europea delle Regioni. A partire dalle spese per il pernottamento, alte a quanto pare perché la prenotazione è stata fatta a ridosso dell’appuntamento, come ha evidenziato il presidente del Consiglio Salvatore Micone, con gli alberghi pieni a causa dell’importante evento istituzionale.

“La prenotazione avvenuta 'due giorni prima di partire' – afferma Greco - non fa che sottolineare la leggerezza con la quale parte dei politici regionali dispongano del denaro pubblico. Il nostro ordinamento, mi piace ricordarlo, chiede agli amministratori della Cosa pubblica un atteggiamento da 'buon padre di famiglia'. Ieri in diretta ho mostrato come, controllando qualche motore di ricerca, si può tranquillamente risparmiare sui voli. Quanto al pernottamento, poi, era davvero necessario prenotare due stanze da 400 euro a notte ciascuna nel blasonato Thon hotel, lo stesso dove sono soliti alloggiare i Capi di Stato e di Governo come la Merkel? Non credo fosse anche questa una scelta dettata dai tempi contingentati, quanto un vezzo da vecchia politica”.

“Bruxelles poi vanta un’offerta ricettiva fuori dal comune, essendo di fatto la capitale dell’Unione Europea. La stessa consigliera Fanelli, ha dichiarato di aver speso, in quegli stessi giorni, soli 80 euro alloggiando in un b&b, a sue spese. Ieri ho ricordato come, in una trasferta a Bruxelles, io e il collega Primiani, accompagnati da un nostro addetto stampa, abbiamo speso 900 in tre e ci siamo stati tre giorni. Ciononostante, non abbiamo mai chiesto alcun tipo di rimborso. Invece, Di Lucente e Micone, in due soli giorni sono riusciti a spendere 3.400 euro: uno schiaffo in faccia ai molisani che tirano la cinghia, soffrono per la carenza di servizi (sanità e trasporti su tutti) e pagano con le loro tasse i conti salati delle missioni”.

“Venendo al consigliere Di Lucente – ha alzato il tiro il pentastellato - mi auguro sinceramente che dia seguito a quanto dichiarato alla stampa, ovvero che mi quereli. Se le aule di tribunale sono l’ultima spiaggia per fare chiarezza sull’utilizzo per lo meno 'disinvolto' del denaro dei cittadini, non vedo l’ora che mi ci trascini”.

Quindi il riferimento a Toma e alla questione delle carte di credito regionali. “Il suo rimando alla sentenza del Tar – ha affermato è strumentale e non ha nulla a che vedere con questa vicenda. Non una richiesta 'generica', non un’azione per intasare e paralizzare gli uffici regionali. Parliamoci chiaro, per fare un estratto conto delle carte di credito, con gli attuali mezzi telematici, occorrono 5 minuti. La trasparenza – ha concluso - non è un orpello della democrazia e non dovrebbe far paura, almeno se si pensa di agire da buoni padri di famiglia".

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