Coronavirus, servono donatori di sangue: e ad Agnone in 500 sono bloccati da una firma

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La denuncia è arrivata anche a Striscia La Notizia: un punto donazione da 900 sacche l’anno che non lavora da tre mesi per un disguido burocratico


AGNONE. Da circa due mesi per 483 donatori di sangue dell’Alto Molise, iscritti all’associazione Fidas di Agnone, è diventato molto più complesso donare sangue, che in questo periodo di emergenza sarebbe un bene così prezioso per i presidi ospedalieri di tutto il Molise e d’Italia. La causa di ciò è legata al mancato rinnovo della convenzione tra Asrem e l’Associazione, scaduta nel 2019 e che di fatto non consente la presenza di personale medico specializzato durante i salassi effettuati nell’ospedale San Francesco Caracciolo di Agnone.

Dopo la denuncia lanciata dal presidente onorario della Fidas di Agnone, Nicola Capparozza, e diverse manifestazioni di protesta, oggi il caso del Caracciolo è arrivato all’attenzione delle cronache nazionali grazie a un servizio di Pinuccio, inviato di Striscia La Notizia, andato in onda proprio stasera. La struttura, ha raccontato, è già pronta per l’utilizzo come lo è sempre stata nei mesi precedenti la mancata firma, ma da ormai 3 mesi non è più in funzione. Si parla di un punto donazione da circa 900 sacche l’anno. E in un momento di emergenza nazionale così forte, dove da ogni parte d’Italia giungono richieste di sangue – pratica che, lo ricordiamo, è perfettamente in linea con le misure di sicurezza prese per arginare l’avanzata dei contagi da coronavirus, previa appuntamento concordato per evitare code – forse sarebbe necessario un intervento più deciso da parte delle autorità competenti.

Pietro Ranieri

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