Coronavirus, Toma ‘avverte’ il Governo: “Non aspetterò giugno per riaprire i bar”

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Il presidente del Molise, che insieme ad altri governatori del centrodestra ha firmato una missiva indirizzata al Premier in cui si invoca una “normalizzazione dell’emergenza”, propende per l’attuazione della proposta sulle aperture regionali differenziate dal 18 maggio, in base alla curva di contagio


Centrodestra e opposizioni iniziano a fare fronte comune contro il Governo e le sue ‘maglie strette’ per la ripartenza dell’Italia. I governatori rivendicano più margine decisionale in merito alle ordinanze sul territorio di propria competenza e alcuni si mostrano intenzionati a vere e proprie fughe in avanti. Non solo Iole Santelli della Calabria, che batte tutti sul tempo in materia di riaperture anticipate, ma anche il presidente della Regione Molise Donato Toma.

Ad una intervista al Dubbio, infatti, quest’ultimo ha dichiarato: “Non aspetterò giugno per riaprire i bar”.

La posizione di Toma, non nuovo a ‘prove muscolari’ o perlomeno a iniziative autonome, si colloca a metà strada tra alcuni colleghi come Fontana, più prudenti sulla gestione della Fase 2 dell’emergenza coronavirus, e quelli più proiettati all’azzardo, come ad esempio Zaia. Il governatore del Molise vorrebbe “elasticità”, propendendo per la proposta lanciata dal Ministro Boccia sulle aperture regionali differenziate dal 18 maggio, in base alla curva di contagio.

“Dopo il confronto col ministro ho rivisto un po’ la mia posizione – ha dichiarato Toma al Dubbio – Se la proposta è di sperimentare questa modalità basata sull’osservazione del contagio, a me sta bene, purché poi ci lascino la libertà di riconsiderare le misure restrittive. Questa potrebbe essere una mediazione accettabile”.

“Governo una Regione di poco meno di 300mila abitanti – ha proseguito – La mia realtà non è paragonabile a quella di chi avverte la pressione di un ceto imprenditoriale forte che traina l’intero Paese. Sto su posizioni un po’ più prudenti dei miei colleghi del Nord, però non posso chiedere ai miei concittadini un sacrificio ulteriore. Posso abusare della loro pazienza per altri dieci o quindici giorni al massimo. Poi basta. Non potrò aspettare che parrucchieri, bar e ristoranti riaprano il primo giugno. Potrei chiedere ai molisani di accettare in maniera responsabile una ripartenza intorno al 15 o 16 maggio, non di più”.

Dichiarazioni rese alla luce della curva dei contagi in Molise, che per giorni ha registrato ‘zero’.

Non si è mostrato poi affatto intimorito sull’eventualità che il ministro Boccia possa diffidare le Regioni, se le stesse produrranno ordinanze contrarie al Dpcm: “La sua non è stata una minaccia – ha affermato il governatore del Molise – In realtà ha semplicemente detto che, in caso di ordinanze non coerenti con le norme nazionali, ci scriverà per segnalarci le incongruenze. Ci siamo chiariti”.

Infine, Toma ha espresso una posizione verso il Governo molto più conciliante rispetto a molti dei suoi colleghi di centrodestra che hanno sollevato dubbi sulla costituzionalità dei provvedimenti e hanno invocato, per alcune misure, il passaggio in Parlamento. “L’emergenza, per definizione, non si può parlamentarizzare – ha chiosato – In emergenza serve che una sola testa prenda decisioni urgenti. E il presidente del Consiglio è la più alta autorità di Protezione civile in Italia. Mi rendo conto che la discussione sulla costituzionalità di certe scelte, come quelle di limitare la libertà di movimento delle persone per decreto, sia assolutamente legittima ma serve ragionevolezza”.

Le parole del governatore del Molise, in equilibrio tra ponderatezza e ‘dirompenza’, giungono nel momento in cui i presidenti delle Regioni di Lega, FI e Fdi – e dunque lo stesso Toma - hanno scritto al premier e al presidente della Repubblica chiedendo di "normalizzare l'emergenza" e di rispettare le loro competenze, appunto. Chiedono, nella Fase 2,  di "ritornare progressivamente a un più pieno rispetto dell'assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni".

Pertanto, la linea è quella di ottenere, ovunque possibile, riaperture in sicurezza, attraverso “scelte differenziate”.

Il dibattito è acceso. Giuseppe Conte ha già ammonito sul rischio che il contagio da Covid-19 riparta forte, vanificando quasi due mesi di lockdown. “La forza della scienza vince sulle opinioni”: sostengono da Palazzo Chigi.

Intanto, ieri su Facebook, il premier ha annunciato: “Sarò prima alla Camera dei deputati e poi al Senato della Repubblica per un’informativa urgente sulle iniziative del Governo per una ripresa delle attività economiche”. Conte pronto a difendere la legittimità della sua strategia.

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