Blocco delle prestazioni sanitarie, il grido dei malati no Covid: non ci è stato garantito il diritto alla salute

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Pazienti affetti da malattie croniche e autoimmuni impossibilitati ad accedere alle attività considerate non urgenti, che lamentano il peggioramento della malattia. I servizi dovrebbero ripartire il 18 maggio, ma due mesi di stop hanno significato cure mediche e accertamenti diagnostici interrotti improvvisamente



CAMPOBASSO. “Non ci si ammala e si muore solo di Coronavirus, ci siamo anche noi. Posso dire che siamo tanti, che non sappiamo se le nostre condizioni di salute sono peggiorate, perché non facciamo gli esami, e che da due mesi stiamo aspettando di poter beneficiare del diritto alla salute, che dovrebbe essere garantito dalla Costituzione. Ecco perché sarebbe stato importantissimo avere in Molise un ospedale Covid. Significava non chiudere tutto il resto”.

E’ un grido di dolore e di rabbia, quello lanciato da un cittadino di Campobasso, giovane ma affetto da una malattia autoimmune, che dal blocco delle attività ambulatoriali e delle prestazioni 'ordinarie', adottata per l’emergenza Coronavirus, non riesce ad accedere alle visite mediche e ai controlli sanitari che doveva fare già da due mesi. Da quando, cioè, tutto il sistema sanitario si è bloccato, come tutte le prestazioni considerate “non urgenti e indifferibili”, sospese fino al 17 maggio, come previsto con l’ordinanza 27 del governatore Donato Toma, che ha rinviato alla prossima settimana la ripresa di tutta le attività ordinarie degli ambulatori pubblici e privati.

Un ulteriore stop di due settimane - sperando che tutto possa riprendere dal 18 maggio, come annunciato - che è stato vissuto come una doccia fredda da chi, da anni, combatte con malattie croniche di varia gravità. Persone che, come ha evidenziato Cittadinanzattiva Molise, seguono un percorso di assistenza e di cura che è stato improvvisamente interrotto. Col rischio di perdere tutti i benefici raggiunti, che poi il più delle volte significa tenere ‘ferma’ la malattia.

Tante le segnalazioni arrivate in questi giorni, da chi pur comprendendo l’emergenza sanitaria senza precedenti che stiamo vivendo si è sentito privato di un diritto essenziale. Quello alla salute, appunto.

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