Isernia nel post-Covid, più verde pubblico per una cittadina a misura d’uomo: la lettera aperta di un residente

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Un monito alle istituzioni per riorganizzare gli spazi e migliorare la qualità della vita nel capoluogo pentro


ISERNIA. La fase di restrizioni cui il Molise, l’Italia e il mondo intero sono piombati a causa della pandemia da Covid, ha portato in molti, governanti in primis, a rivedere i modelli di sviluppo dei propri Paesi. Analogo discorso vale, in piccolo, per le città. Di qui il contributo, la lettera aperta di un isernino, che esorta le istituzioni preposte a rivedere, nel post-Covid, l’organizzazione degli spazi nel capoluogo pentro, a rivalutare il tema del verde pubblico e, dunque, a migliorare la qualità della vita a Isernia, al netto delle polemiche.

“Ormai è giunta la chiusura delle Piane per decreto del Sindaco ed è subito partita la caccia agli untori/ginnici: “Vergogna!”, “Irresponsabili!”, “Mo sono diventati tutti salutisti e sportivi!”. Verrebbe da chiedersi in primis se le Piane possano essere considerate un parco e se il Sindaco non abbia previsto un tale flusso di persone. Ma non è il punto centrale del mio discorso.
Isernia, secondo la ricerca annuale de ‘Il Sole 24 Ore’ sull’ecosistema urbano, è posizionata in fondo alla classifica (99°) e specificamente risulta 79esima per quanto riguarda il ‘verde urbano’. La cosa che mi fa arrabbiare è che in due mesi di dibattito totalmente influenzato da discussioni futili sulle mascherine, su chi approfitta delle passeggiate con i cani e sugli spioni dal balcone, nessuno si è mai posto il problema della mancanza di luoghi dove poter passeggiare per la città. Abbiamo solo una villa pubblica, di cui si parla solo per le aree attrezzate per i bambini (ergo cemento), un progetto di verde pubblico nell’area dei binari abbandonati della stazione di cui nessuno ha capito che cosa stiano facendo e per ora di completato c’è solo il cemento e, infine, abbiamo una città che si sviluppa lungo quattro strade principali, accomunate sempre da un unico elemento: il cemento! Per renderci conto di quanto l’argomento ‘verde pubblico’ sia irrilevante nelle cronache politiche cittadine, basti vedere di cosa si parlasse prima dell’emergenza Covid: le strisce blu. Ora, al di là dei pasticci a livello organizzativo del Comune, a me è sembrata stucchevole tale polemica, perché mostra come la nostra mentalità sia così provincialotta da non farci rendere conto quanto ancora siamo dipendenti dai mezzi di trasporto privati quando: 1) abbiamo un servizio di trasporto pubblico ridotto all’osso, solo i ragazzi che vanno all’università a Pesche e gli studenti provenienti dalle contrade lo utilizzano in pratica; 2) abbiamo permesso, in passato, di rendere una città piccola come la nostra tale da avere le stesse esigenze di mobilità di città molto più grandi. In merito al secondo punto penso sempre come un abitante di San Lazzaro, dove peraltro non c’è un metro quadrato di verde, sia condannato a muoversi sempre con la macchina, nonostante non sia così distante in linea d’aria dal centro cittadino.
In questi mesi di difficoltà e apprensione ci si è lasciati andare sfogandosi con le emoji infuriate e i generici “vergogna!” qualunque cosa succedesse, mentre non si è pensato al pari degli ultimi 30 anni come poter rendere questa cittadina a misura d’uomo, sapendo tutti che con l’inizio della fase 2 e con l’allentamento delle restrizioni sull’attività fisica tutti quanti si sarebbero riversati nell’unica zona del comune dover potersi muovere con una certa libertà. A Isernia i marciapiedi sono tutti stretti visto che i piani regolatori furono fatti a caso (quindi il distanziamento è impossibile) e infine è fisiologico che, dopo due mesi di clausura, la gente volesse riprendersi quella minima libertà di potersi muovere, senza vivere con l’ansia delle autocertificazioni.
Ora non mi aspetto che in futuro Isernia diventi come le cittadine del nord nella Pianura Padana, con piste ciclabili urbane e mega parchi (e l’aria lo stesso irrespirabile, ma è un altro discorso), di fatto ‘Sernia z stenne ngoppa a na cullina’, ma spero che la questione verde pubblico d’ora in poi diventi più centrale nei dibattiti, visto che ormai siamo solo abituati a parlare del presente e a piangere sul passato.
Adesso cerchiamo di uscire da questo incubo, però da domani proviamo a vedere come migliorare la qualità della vita di questa città, per favore!”.

 

Pierluigi Paolino

 

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