Sanità, ancora debiti per il Molise: disavanzo da 103 milioni e tasse al massimo. Toma: “So come fare, ma ho le mani legate”

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Il governatore: non posso agire a causa del commissariamento. Ma la procedura potrebbe terminare a metà giugno, come sancito in occasione della firma del Patto per la Salute. Covid-19 permettendo


CAMPOBASSO. Centotrè milioni di euro di debiti e tasse al massimo per i molisani, anche quest’anno e per chissà quanto. La conferma, amara, dell’esito del Tavolo tecnico ministeriale sulla Sanità, svoltosi ieri in teleconferenza sotto il coordinamento della dottoressa Angela Adduce, arriva dal governatore Donato Toma, che non senza un certo rammarico commenta una riunione cui non ha partecipato direttamente.

“Abbiamo appreso di un esito sicuramente negativo – spiega Toma – anche verso l’operato dei commissari Giustini e Grossi e questo non è un bene per il Molise. Purtroppo, com’è noto, la Regione a livello sanitario è ancora commissariata e non posso intervenire direttamente. Ma avrei la ricetta per ripianare la situazione, nonostante l’evidente difficoltà”.

Il presidente della Regione non ci gira intorno: per mettere le mani al bilancio sanitario regionale “occorrono esperienza, managerialità e abilità tecniche che solo un addetto ai lavori può avere”. E il presidente della Regione, da commercialista qual è, sul punto non si nasconde. “Le scelte da fare non possono essere quelle di tagliare i servizi e basta – sottolinea – ma ho le mani legate”. Insomma, il commissariamento, da questo punto di vista, non deporrebbe a favore del Molise, che si ritrova – dal 21 novembre scorso, data dell’ultimo Tavolo tecnico - con un disavanzo lievitato da 60 milioni di euro a 103 milioni.

commissari giustini grossiGià sei mesi fa Toma aveva puntato il dito contro il commissariamento, parlando di “prova del fallimento della sua gestione. Nulla di personale, ma le procedure commissariali sono ormai obsolete e inadatte ai tempi, non rappresentando più una soluzione. Di questo il ministro Speranza non potrà che prenderne atto e, spero, rivedere subito il tutto".

Il disavanzo per il 2018, infatti, era stato di 15,7 milioni, interamente coperto dalla Regione con la delibera n. 288 del 23 luglio 2019, contenente la proposta di legge che concerne la variazione al bilancio di previsione pluriennale per il triennio 2019-2021. I debiti erano stati coperti, in parte, con i soldi derivanti dall’aumento delle aliquote Irap e Irpef, "già schizzate al massimo", precisava toma Toma a novembre scorso.

Ora tuttavia, in sei mesi si passa a 103 milioni di euro, dovuti in gran parte anche alla problematica dei contributi previdenziali non versati all’Inps dalle disciolte Asl dopo il sisma del 2002: qualcosa come 86 milioni di euro, che risalgono agli anni di Michele Iorio governatore. Nei mesi scorsi, la Corte di Cassazione ha dato ragione all'Istituto di previdenza, accertando la situazione debitoria delle Asl. Regione Molise e Inps, a inizio anno, stavano valutando la situazione per giungere ad una possibile soluzione che consentisse il versamento dei contributi in modo rateale. Ma poi è scoppiata la pandemia che ha paralizzato tutto, facendo concentrare l’Inps sulle necessità di milioni di italiani bisognosi di cassa integrazione, bonus una tantum, congedi parentali e tanto altro. E fino alla fine dell’emergenza sanitaria – teoricamente il 31 luglio prossimo – sarà molto difficile che la questione possa essere ripresa in mano. Intanto, il Tavolo tecnico per il rientro dal deficit sanitario non fa sconti.

“Anche la metodologia seguita dal presidente Frattura – spiega Toma – poteva essere diversa”. Il Molise nel 2017 – come anche per il 2016 e il 2015 - ha mostrato un azzeramento del disavanzo sanitario grazie al sostegno delle altre regioni, che hanno contribuito al bilancio regionale con 30 milioni di euro per il 2015, 25 per il 2016 e 17 per il 2017. “Ma terminato il sostegno i problemi di disavanzo sono ricomparsi”, afferma ancora Toma, senza contare il mutuo trentennale con il Ministero dell’Economia, per un totale di circa 250 milioni di euro, che dovrà comunque essere pagato dai molisani.

“Nonostante tutto – chiosa Toma – saprei come agire, ma al momento non posso farlo”. Va ricordato che il 18 dicembre scorso, in sede di approvazione del Patto per la Salute in Conferenza Stato-Regioni, il presidente della Regione aveva ottenuto che l'incarico di Giustini e Grossi fosse praticamente a tempo determinato: entro sei mesi da allora il Governo, di intesa con le Regioni interessate (fra cui appunto il Molise), avrebbe dovuto procedere a esaminare le procedure di commissariamento alla luce della sentenza della Consulta che ha sancito la non incompatibilità tra le figure di governatore e commissario. I sei mesi scadranno il 18 giugno.

Sarà forse da allora che – coronavirus permettendo – il governatore potrà essere chiamato alla prova dei fatti e rispondere, in prima persona, della situazione sanità del Molise.

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