Degrado post movida a Isernia, Federimprese Molise interviene sulla paventata chiusura dei locali alle 21: “Una vera follia”

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Antonio Di Franco commenta le intenzioni manifestate dall’assessore Chiacchiari per evitare comportamenti incivili in città, ritenendo fuori luogo e controproducente scaricare le responsabilità sui gestori dei locali


ISERNIA. Nel post movida a Isernia scoppia la polemica. Non tanto per gli assembramenti, ma per le condizioni in cui è stata lasciata la città, in particolare il centro storico, invaso da bottiglie e lattine vuote e spazzatura di vario genere.
Di qui la denuncia pubblica dello scempio in piazza e il pugno duro dell’assessore all’Ambiente e al decoro urbano, Domenico Chiacchiari, pronto a chiedere la chiusura anticipata dei locali, sia per evitare nuovamente simili episodi sia per evitare assembramenti.
Presa di posizione sulla quale interviene prontamente il presidente regionale di Federimpreseitalia Molise Antonio Di Franco per il quale “scaricare la colpa di comportamenti dei singoli sui gestori delle attività in questo momento è una vera follia”.
“Ho letto le dichiarazioni dell’assessore Chiacchiari su una ipotetica chiusura delle attività a partire dalle ore 21 e la trovo una delle cose più fuori luogo che abbia sentito finora – dice proprio il presidente dell’associazione di categoria pentra. Scaricare tutte le responsabilità di comportamenti non legittimi di gruppi di adolescenti su gestori che stanno cercando di rimettersi in piedi in tutti i modi e affrontando spese enormi per ripartire dopo mesi di nulla vuol dire non aver proprio capito nulla della situazione. Se le istituzioni vogliono il disastro totale lo dicano apertamente”.
Di Franco contesta innanzitutto l’analisi della situazione fatta: “I bar e i ristoranti della città si sono riorganizzati seguendo alla lettera i protocolli anticontagio previsti e attuando un controllo della propria clientela che spesso va anche oltre quelli che sono i loro compiti. Il gestore deve invitare a rispettare il distanziamento sociale nello spazio relativo alla sua attività e può obbligare a tenere la mascherina solo all’interno dell’esercizio. E tutti i gestori lo stanno facendo, utilizzando in alcuni casi anche personale aggiuntivo o vigilanza privata come accaduto nel centro storico nella giornata di ieri. Ma se comportamenti illegittimi si verificano lontano dalle zone di proprietà dei locali o, come accaduto, addirittura nei vicoli e nelle piazze del centro storico con bevande spesso comprate al di fuori dei locali, voglio capire che cosa c’entri l’ipotesi di chiudere le attività alle 21. Si pensa forse che gli adolescenti restino a casa perché il bar è chiuso? Oppure questo non accadeva anche prima dell’epidemia come spesso denunciato dagli stessi titolari di attività? A mio avviso non c’è proprio la consapevolezza della situazione da parte delle istituzioni che non sanno come intervenire e cercano la strada più facile per allontanare le responsabilità. Purtroppo – ancora Di Franco - l’ordine pubblico non è competenza dei gestori al di fuori delle proprie attività. Ci sono gli organi di vigilanza preposti a far questo e saranno loro a verificare cosa sia il caso di fare”.